Honoré de Balzac: biografia e aforismi.

Honorè De Balzac nasce a Tours il 20 maggio 1799 da Bernnard-François e Charlotte-Laure Sallambier. L'opera letteraria di Honoré de Balzac è straordinaria e altrettanto lo fu la sua vita rocambolesca. I ritratti di Balzac rappresentano un uomo grasso, con i baffi, dallo sguardo acuto e bonario. Si sa che beveva quantità impressionanti di caffè, che era assalito dai creditori e che per sfuggire loro si abbigliava da donna, che era spendaccione quando poteva e nella sua opera, circa novanta romanzi, volle descrivere la società del suo tempo in cui dominava un solo idolo: il denaro.La famiglia appartiene a quella borghesia che in quegli anni, in quasi tutta Europa, era in rapida ascesa. La sua infanzia grigia e fredda, segnata dal disaccordo perenne che regna fra i genitori, trascorre in sostanziale solitudine. Studia come interno al collegio degli oratoriani di Vendôme caratterizzato da una disciplina assai rigida e dalla grande pressione richiesta nello studio. Troppo per uno spirito libero e svagato come quello di Honorè. Lo stress, infatti (come lo chiameremmo oggi), gli provoca una grossa prostrazione psichica, che lo costringe addirittura ad un anno di inattività. Ripresi gli studi, si trasferisce a Parigi con la famiglia. Nella capitale francese si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, e una volta conseguita la laurea, comincia a vivere da solo, la famiglia essendosi trasferita in provincia.

Honoré de Balzac Tra le sue opere più celebri:
«Eugénie Grandet», dove una fanciulla di provincia, ingenua e sensibile, è circondata da mostri: dall'avarissimo padre al fatuo cugino parigino di cui Eugénie si innamora perdutamente ai compaesani interessati e pettegoli;
«Papà Goriot» in cui si scatena una lotta feroce per il denaro e in cui resta famoso il personaggio di Rastignac che alla fine vorrà "conquistare" tutta Parigi. L'opportunismo, il calcolo scaltro e disumano, l'avidità, la mancanza di amore, i vizi di tutta una società già moderna sono rappresentati con uno stile fluentissimo, geniale, mai artefatto.
Amico di contemporanei altrettanto celebri come Victor Hugo e George Sand Balzac è descritto come di buon carattere, famoso per le sue amanti. Inseguì per mezza Europa la misteriosa «straniera» che gli scrisse e che divenne sei mesi prima della sua morte sua moglie. Era una nobildonna russa, Madame Hanska, e il loro amore fu un romanzo nella vita già romanzesca di Balzac. Profondo conoscitore di tutti gli ambienti sociali dall'aristocrazia all'alta borghesia, dalla media alla piccola borghesia, dal proletariato al sottoproletariato, dalla città alla provincia, dal villaggio al più piccolo borgo di Francia Balzac diede alla sua opera il titolo complessivo di «La commedia umana».
Nel 1822 comincia una relazione con la contessa Laure de Berny, di 22 anni più anziana e, parallelamente, inizia i suoi primi esperimenti letterari nel campo del romanzo, da lui stesso presi in pochissima considerazione.
In una mansarda del quartiere della Bastiglia, dal 1821 al 1829, da solo o in collaborazione con Auguste Le Poitevin, un editore commerciale, scrive opere di narrativa popolare, firmandoli con pseudonimi come Horace de Saint-Aubin o Lord R'Hoone.
L'attività letteraria agli inizi era avara di soddisfazioni: sempre irrequieto e incapace di stare fermo, sia mentalmente che fisicamente, non ha certo il temperamento dello scrittore che si chiude nella classica torre d'avorio. Anzi, gli piace rischiare, sperimentare e si sente dentro anche un certo spirito imprenditoriale. Finanziato quindi da amanti e famiglia, impianta una casa editrice, cui presto si affiancano una tipografia e una fonderia di caratteri. I programmi sono ambiziosi, desidera affermarsi sul mercato ma, purtroppo, non fa che accumulare debiti, malgrado la geniale idea di inventare e lanciare una collana economica, autentica novità per l'epoca. E' costretto a chiudere tutte le attività che aveva faticosamente messo in piedi.
Sul piano creativo, invece, cominciano a vedersi in frutti di una certa maturità letteraria, raggiunta anche grazie alle numerose prove e sperimentazioni dei romanzi giovanili. La prima opera di una certa importanza è il romanzo storico, firmato col suo vero nome, «Gli Sciuani», cui fa da sfondo la rivolta della Vandea. Il 1829 è anche l'anno di quel capolavoro che è "La fisiologia del matrimonio", che gli procura grande notorietà in seguito al grande scandalo e al polverone sollevato dal libello. La sua vita è caratterizzata da un'intensa vita mondana affiancata ad una frenetica attività di pubblicista collaborando con diverse testate tra le quali «Revue des deux mondes», «Reveu de Paris», «La Silhouttee», «La Caricature» e «Le Voleur». Malgrado poi mantenga la relazione con la vecchia amante, scoppia la passione infelice per la marchesa de Castrie. Nel frattempo inizia anche una relazione epistolare con la contessa Eva Hanska, che risulterà poi essere la donna della sua vita (lo scrittore la sposerà solo nel 1850, pochi mesi prima di morire).
Nel 1833 stipula un contratto editoriale per la pubblicazione di dodici volumi di «Usi e costumi nel diciottesimo secolo», suddivisi in «Scene della vita privata, della vita di provincia e della vita parigina». É in sostanza un abbozzo della futura «Commedia Umana», l'immenso ciclo che Balzac aveva progettato di scrivere.
Nel 1834 Balzac concepì l'idea di fondere tutta la sua produzione narrativa in un'unica opera monumentale, un affresco composito della società francese del suo tempo, dal Primo impero alla Restaurazione. Un colossale progetto ispirato alle teorie dei naturalisti Jean-Baptiste de Lamarck e Etienne Geoffroy Saint-Hilaire. L'opera avrebbe dovuto comprendere 150 romanzi divisi in tre filoni principali: Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici. Il progetto fu compiuto per due terzi. Gli episodi più celebri sono «Eugénie Grandet» (1833), «Papà Goriot» (1834-35), «La cugina Betta» (1846), «La ricerca dell'assoluto» (1834) e «Illusioni perdute» (1837-1843).
In questi romanzi si coglie bene un aspetto del realismo di Balzac, ossia la sua attenzione agli elementi prosaici della vita di tutti i giorni. Lontani da ogni tipo di idealizzazione, i personaggi sono in genere ossessivamente invischiati in problemi materiali, come quelli del lavoro e del denaro. Quest'ultimo, in particolare, sembra emergere come perno della nuova società del tempo nonché come fonte di tutti i crimini.
Nel 1837 è braccato dai creditori. Inizia così una serie di viaggi, intrapresi sicuramente per interesse culturale, ma soprattutto per tenersi lontano dalle insistenti richieste di denaro che la scia di debiti provocava. Arriva in Italia e soggiorna per lungo tempo a Milano, dove frequenta il salotto della contessa Maffei, incontrandovi il gigante nostrano delle lettere, Alessandro Manzoni.
Visita Firenze, Venezia, Livorno, Genova. Inoltre, intraprende un infruttuoso viaggio in Sardegna con la speranza di riattivare le locali miniere d'argento.
Ritornato in patria, si accorda con un gruppo di editori per la pubblicazione delle sue opere complete secondo un piano a sua discrezione mentre da lì a poco muore il marito di Eva Hanska. Si apre così finalmente la prospettiva di una stabile vita coniugale ma le sue aspirazioni matrimoniali sono frustrate dalle remore di madame Hanska che teme di perder i beni del marito sposando uno straniero.
Il 24 aprile 1845 è decorato cavaliere della Legion d'Onore. Malgrado il buon successo dei suoi libri e le attestazioni di stima da parte di Istituzioni e personalità, la sua situazione economica permane disastrosa.
La salute è in continuo peggioramento. Il 14 marzo 1850 si celebra il tanto sospirato matrimonio, ma le condizioni dello scrittore sono ormai disperate. Il 20 maggio gli sposi sono a Parigi. Pochi mesi per godersi il matrimonio e il 18 agosto Balzac muore. I funerali si svolgono solenni e commossi al Père-Lachaise di Parigi, con discorso commemorativo dell'amico che qualche anno prima aveva inutilmente caldeggiato la sua candidatura all'Académie de France, Victor Hugo.

La ragazza dagli occhi d'oro:

Una piccola opera di Balzac «La ragazza dagli occhi d'oro» divenne il libro prediletto degli autori Decadenti della fine del 1800 ed inizio 1900. Il protagonista, Henri De Marsay, è un dandy sfaccendato e un decadente ante-litteram. Figlio naturale dell’inglese Lord Dudley, il bellissimo Henri deve solo, nella vita, spendere la rendita di un'eredità e corteggiare belle donne. Henri non crede «né agli uomini, né alle donne, né a Dio, né al diavolo». Egli ha una sorellastra, figlia del volubile Lord Dudley e di una dama spagnola, di cui non sa neppure l'esistenza. Invaghitosi di una ragazza straniera che spesso va a passeggiare nel parco delle Tuileries a Parigi un giorno si reca al parco per rivederla e tentare di ottenere addirittura un appuntamento galante con lei. La fanciulla è accompagnata da un'altra donna «con occhi neri che bruciano e non devono mai aver pianto» che suscita l'ammirazione di Paul, un provinciale amico di Henri. Solo che nel bel parco reale di Parigi non vi sono solo loro due ma una cinquantina di giovanotti, elegantemente abbigliati, per conquistare chi «la fanciulla dagli occhi d'oro» (com’è soprannominata colei di cui si è invaghito il protagonista ), sia la sua sgarbata accompagnatrice. Quando Henri e «la fanciulla dagli occhi d'oro» si incontrano davvero anche lei seppur arrossendo manifesta simpatia per il bellissimo giovane. La sua accompagnatrice con odio verso Henri la fa salire velocemente in carrozza. Henri scopre che «la ragazza dagli occhi d'oro» vive nel sontuoso palazzo di un nobile spagnolo, si chiama Paquita Valdés, e abita con l'altra donna, un maggiordomo dei Caraibi e il vecchissimo marchese di San- Réal. Henri farà di tutto per ottenere un appuntamento.
In un turbinio di inventiva Balzac trasporta i lettori in intrighi che sarebbero assurdi se non fossero magistralmente raccontati, in dialoghi surreali e divertentissimi, in un'atmosfera esagerata che solo un grande narratore può osare. Naturalmente l'amore trionfa tra Henri De Marsay e «la ragazza dagli occhi d'oro», grazie soprattutto all'aiuto del maggiordomo che è fedelissimo alla fanciulla. Ma il libro ha parecchi colpi di scena: il primo è che Henri si innamora davvero di Paquita, il secondo è che Paquita non è la ragazza 'poco seria' (come avrebbero detto i borghesi) che tutti i giovani sfaccendati di Parigi credevano ma una fanciulla innocente, il terzo è che Henri si trova di fronte un nemico feroce che è Margherita, l’accompagnatrice che altro non è che l'innamorata corrisposta di Paquita, quarto che Margherita è somigliantissima a Henri essendo la sua sorellastra, figlia di Lord Dudley. Margherita è un personaggio che appare poco ed estremamente malvagio. Il suo amore verso Paquita non è amore (come dimostrerà chiaramente il finale del libro) ma un estremo senso del possesso, dominio, in cui la gelosia quasi consuma la folle Margherita. Che amore e gelosia vadano di pari passi è uno dei più falsi luoghi comuni: l'amore e la gelosia sono due sentimenti assolutamente incompatibili. Sul fatto che due fratellastri che non sanno di esserlo (un espediente letterario in uso fin dai tempi antichi) "amino" la stessa fanciulla è un fatto che divertirebbe uno psicoanalista ma tanto l'uno è infine colto da amore, tanto l'altra è colta da odio.
Non si deve tuttavia leggere questo libro come un libro anti lesbico: per Balzac tutta la società capitalista è corrotta e così ne è chiunque segua i suoi dettami. In verità Balzac è un moralista, nel significato migliore del termine, che denuncia una società già ampiamente capitalistica e materialista, ossessionata dal denaro, dal potere, dalla sessualità (nel suo aspetto peggiore di possesso sugli individui e non come espressione di tenerezza). Nel libro Balzac mette in scena dei personaggi eccessivi in tutto, esagerati eppure fantastici come avrebbe fatto nel cinema più di un secolo dopo il grande regista tedesco Fassbinder, ad esempio nel film «Le lacrime amare di Petra Von Kant».
Il libro fu esaltato dai Decadenti perché Henri aveva, singolarmente, dei punti in comune con loro, Margherita era una belle dame sans merci (una bella dama senza pietà) come quella della splendida lirica di John Keats e della leggenda tedesca di Lorelay, su cui Henrich Heine scrisse una celebre lirica e cioè una figura classica del Romanticismo, affine ai personaggi dall'anima nera di un capolavoro come Cime tempestose di Emily Bronte e ai capolavori dell'americano Edgar Allan Poe. Anche se appena accennata letterariamente Margherita appartiene a questi personaggi con in più un orientamento omosessuale. Certo, si potrebbe contestare che Margherita rientra nel cliché delle lesbiche cattive anzi perfide, creato in vari film e romanzi di dubbio gusto, ma è altrettanto vero che l'orientamento sentimentale non ha nessuna relazione con la bontà e il senso etico della gente. Tra il fatuo Henri e la cattiva Margherita la vittima è Paquita, troppo bella e troppo delicata per esistere in quel mondo disumano.
Leggere oggi questo libro di Balzac vuol dire leggere un'opera che inizia con una vertiginosa ed impietosa descrizione di Parigi inizio 1800 e poi una storia d'amour fou, assai divertente, in cui l'autore inserisce di tutto: l'esotico, la nobiltà, l'oppio, portieri prezzolati, pugnali, cuscini di seta d'Oriente, frasi altisonanti, spezie d'India, intrighi, tentativi di fuga, fedeltà assolute, adulteri, erotismo. Il libro fu tradotto in Italia solo nel 1946 dal grande poeta Attilio Bertolucci e la casa editrice SE l'ha ristampato nella stessa splendida traduzione nel 1990.


Alcune opere di Honorè de Balzac:

  • La fisiologia del matrimonio
  • La pelle di zigrino
  • La fanciulla dagli occhi d'oro
  • Luigi Lambert
  • Eugenia Grandet
  • Il medico di campagna
  • Teoria dell'andatura
  • La ricerca dell'assoluto
  • Papà Goriot
  • Il giglio della valle
  • Splendori e miserie delle cortigiane
  • Le illusioni perdute
  • La cugina Betta
  • Il cugino Pons
  • I contadini
  • Piccole miserie della vita coniugale

Gli aforismi di Honorè de Balzac:

Una delle sventure delle persone molto intelligenti è di non poter fare a meno di capire tutto: i vizi non meno che le virtù.
L'amore non è solamente un sentimento; è anche un'arte.
Fra coloro che trafficano col denaro si trovano gli uomini più fantasiosi. Costoro sono, in un certo qual modo, i libertini del pensiero.
E' la contraddizione che genera la vita in letteratura.
L'amore che economizza non è mai vero amore.
L'avarizia inizia dove finisce la povertà.
Una mania è un piacere passato allo stato di idea.
La rassegnazione è un suicidio quotidiano.
L'abbigliamento è l'espressione della società.
Otto giorni di febbre! Avrei avuto il tempo di scrivere ancora un libro.
Quante atrocità si nascondono dietro questa parola terribile: Legalità!
Non sai che ognuno ha la pretesa di soffrire molto più degli altri?
E' bene tenere per sè le sensazioni incomprese.
Dove comincia l'ambizione finiscono i sentimenti sinceri.
Tutti moriamo incompresi: è il destino delle donne e degli scrittori.
Dietro le grandi fortune o c'è un furto o un letto.
La donna porta il disordine nella società attraverso la passione.
Per un marito non c'è goffaggine maggiore di quella di parlare della propria moglie, se è virtuosa, alla propria amante, a parte quella di parlare della propria amante, se è bella, alla moglie.
La donna sposata è una schiava che si deve saper mettere su un trono.
Le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano, mentre le piccole ci restano impigliate.
Il cuore è come una puttana: quando smette di battere è finita.
Non è scandaloso che alcuni banchieri siano finiti in prigione, è scandaloso che tutti gli altri siano in libertà.
Il lavoro intellettuale, la caccia nelle regioni alte dell'intelligenza, è uno dei più grandi sforzi dell'uomo.
Una notte d'amore è un libro letto in meno.
Ho visto dei crimini contro i quali la giustizia è impotente.
L'ammirazione è sempre una fatica per la specie umana.
Un grande artista è davvero un oligarca: egli rappresenta tutto un secolo e diventa quasi sempre una legge.
Nessuna donna viene abbandonata senza ragione. È un assioma scritto in fondo al cuore di ogni donna; di qui il furore di quelle abbandonate.
La caduta di un grand'uomo è sempre in rapporto all'altezza alla quale egli è giunto.
Un uomo che vuole descrivere tutto deve conoscere tutto.
Una donna conosce la faccia dell'uomo che ama come un marinaio conosce il mare aperto.
Tutta l'umanità è passione; senza passione, la religione, la storia, i romanzi, l'arte sarebbero inefficaci.
Quando le donne ci amano, ci perdonano tutto, persino i nostri crimini. Quando non ci amano, non danno credito a nulla, nemmeno alle nostre virtù.
L'intelligenza è la leva con la quale si solleva il mondo, ma il suo punto d'appoggio è il denaro.
Nulla fortifica un'amicizia come la credenza da parte di un amico di essere superiore all'altro.
La tanto bramata fama è quasi sempre una prostituta incoronata.
Gli incompresi si dividono in due categorie: le donne e gli scrittori.
La solitudine è una bella cosa. Ma occorre qualcuno che vi dica che la solitudine è una bella cosa.
La felicità materiale riposa sempre sulle cifre.
L'ammirazione accordata troppo facilmente è un segno di debolezza: non si deve pagare con la stessa moneta un funambolo e un poeta.
Prima di riconoscere una superiorità qualsiasi il mondo esige dei successi strepitosi.
Fra due amanti la separazione è spesso più rapida dell'unione.
La coscienza è un bastone che impugniamo per battere il prossimo, ma che non usiamo mai su noi stessi.
La felicità è la poesia della donna.
La gloria è un veleno che bisogna prendere a piccole dosi.
Un uomo arriva solo quando è sollecitato dalla mano di ferro del bisogno.
L'amore e l'odio sono dei sentimenti che s'alimentano a vicenda; ma dei due, l'odio ha la vita più lunga. L'amore trova confini in forze molto limitate, traendo i suoi poteri dalla vita e dalla prodigalità; l'odio somiglia alla morte, al l'avarizia, di cui è in qualche modo una sorta di astrazione attiva, al di sopra degli esseri e delle cose.
I delitti sono proporzionali alla purezza della coscienza, e quello che per certi cuori è appena un errore, per alcune anime assume le proporzioni di un delitto.
Ogni eccesso si fonda sul piacere che prova l'uomo ad andare al di là dei limiti posti dalla natura.
Il fisco è per sua natura stupido e antisociale: precipiterebbe una nazione nell'abisso del cretinismo pur di darsi il piacere di veder passare gli sghei da una mano all'altra come dei giocolieri indiani.
Un uomo deve studiare bene una donna prima di lasciarle vedere come si formano le sue emozioni e i suoi pensieri.
La potenza non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto.
Ciò che rende l'amicizia indissolubile e raddoppia il suo fascino è un sentimento che manca all'amore: la certezza.
Fra la nullità degli uomini che la circondano e il nulla una donna superiore in genere sceglie il nulla.
Il compito dell'arte non è di imitare la natura, ma di esprimerla.
Gli individui generosi sono cattivi commercianti.
Tutto è bilaterale nel regno del pensiero: le idee sono bivalenti.
L'umorismo è come il cotone, che se è filato troppo fine si spezza; l'ha detto Bonaparte.
Il tempo è il solo capitale di coloro che non hanno altro patrimonio che l'intelligenza.
I debiti sono una cosa simpatica nei giovani di venticinque anni; più tardi nessuno glieli perdona.
Ahimè, signora, uno scrittore ha il dovere di comprendere le passioni, dal momento che si fa un vanto di esprimerle.
Gli eccessi, di qualunque genere siano, accentuano nel corpo le tendenze dello spirito.
C'è chi si crede abile perché aggira le difficoltà anziché superarle.
Le messi innaffiate d'inchiostro si tagliano, se si tagliano, solo dieci o dodici anni dopo la semina.
Si passa una buona parte della vita a sarchiare ciò che si è lasciato crescere in cuore durante l'adolescenza. Questa operazione si chiama acquistare esperienza.
Là dove gli scellerati si rappacificano dopo le pugnalate, coloro che si amano si guastano definitivamente per uno sguardo, per una parola.
L'invidia scioglie le lingue così come l'ammirazione le paralizza.
Non fate mai un piacere che non vi sia stato richiesto!
Il mondo, la società, gli uomini presi nel loro insieme sono fatalisti: adorano ciò che riesce.
La gloria è il sole dei morti.
Ah! La gloria, pessima merce. Si paga cara e non si conserva. Non sarebbe l'egoismo dei grandi uomini, come la felicità è quello degli sciocchi?

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