Niccolò Macchiavelli: biografia

Nasce a Firenze il 3 maggio del 1469 da Bernardo e da Bartolomea de' Nelli. La sua è un'antica famiglia fiorentina non eccessivamente agiata. Le notizie sugli studi seguiti dall'autore le abbiamo dal Libro dei Ricordi redatto dal padre Bernardo. Niccolò inizia a sette anni gli studi di grammatica latina sotto la guida di un maestro Matteo, acquisendo una buona padronanza della lingua latina, tale da renderlo abile nella lettura dei classici della biblioteca familiare. Tra il 1592 e il 1594 compone il capitolo pastorale Poscia che a l'ombra e la canzone Se avessi l'arco e l'ale, forse con l'obiettivo di riuscire nell'avvicinamento di Giuliano de' Medici, probabile destinatario.
Ha 25 anni quando gli avvenimenti politici contemporanei segnano l'animo dell'autore, costituendosi come motivo di successive riflessioni: la calata di Carlo VIII, con la conseguente cacciata dei Medici da Firenze, e la predicazione di Girolamo Savonarola, con l'avvento della Repubblica. Le esortazioni del frate alla penitenza e alla contrizione non trovano nell'autore uno dei più entusiati seguaci; solo più tardi l'autore, ridefinendo la sua meditazione politica, si esprimerà in termini più complessi e strutturati sulla figura del Domenicano.
Niccolò Macchiavelli Dopo che il Savonarola conclude sul rogo la sua singolare vicenda politica, Macchiavelli entra al servizio della Repubblica, diventando, nel 1498, capo della seconda cancelleria di Firenze (dal 14 luglio) e partecipando quindi direttamente alla vita politica fiorentina. Questo periodo, che durerà fino al 1512, anno del ritorno dei Medici a Firenze, è caratterizzato da una serie di missioni diplomatiche, sostenute da Macchiavelli nella figura dell'osservatore o accompagnatore e del consigliere degli ambasciatori (a Roma, a Forlì, ad Urbino, in Francia, in Tirolo, ecc.). Queste esperienze consentono all'autore di dedurre un bagaglio di osservazioni che costituiranno motivo di riflessione nella stesura di scritti politici e storici. Sono di questo periodo molteplici componimenti di natura storico-politica, fra cui: Discorso sopra Pisa (1499), Discursus de pace inter imperatorem et regem (1501?), ricordi De natura gallorum (1500?-1503), De rebus pistoriensibus (1502), Parole da dire sopra la provisione del danaio (1503) e il poemetto Compendium rerum decemnio in Italia gestarum. Esemplificative della riproposizione dell'esperienza politica negli scritti sono le missioni svolte presso il duca Valentino, Cesare Borgia, che diverrà, per l'autore del Principe, l'exemplum della figura del regnante caratterizzato dal perfetto agire politico. L'ammirazione per il Valentino condurrà anche alla composizione dello scritto Del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini.
In seguito alla missione del segretario fiorentino in Tirolo, vedono la luce il Discorso sopra le cose della Magna (1509) e il Ritracto di cose della Magna (1509-12). Un ennesimo soggiorno diplomatico in Francia, modello vagheggiato di regime accentratore, porta alla stesura del Ritracto di cose di Francia (1510-12). Il 1512 è l'anno cruciale: caduto il governo di Pier Soderini i Medici tornano al potere e l'autore è costretto all'esilio, che lo obbliga a rifugiarsi nel podere dell'Albergaccio presso Firenze.
Sono anni di costretta inattività politica ma di proficue produzioni letterarie. A questo periodo risalgono infatti la stesura del De principatibus (concepito e disteso nell'autunno del 1513 e compiuto l'anno successivo), dei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (composti fra il 1515 ed il 1518) e del poemetto satirico L'Asino d'oro (1518). L'autore non dimentica comunque l’interesse letterario e quello per il teatro, che si esprime nella traduzione dell'Andria di Terenzio (1517) e nella redazione della Mandragola (1518), una fra le maggiori commedie del teatro di tutti i tempi. Dal 1519 è al lavoro su temi militari a lui cari: compone tra il 1519 e il 1520 i dialoghi De re militari (noti anche come Arte della guerra), editi nel 1521. La presentazione dell'opera al cardinale de' Medici rappresenterà un riavvicinamento alla signoria fiorentina, aprendo un periodo di rinnovata attività politica, sebbene laterale (grazie anche all'intercessione e all'interessamento del Guicciardini). I Medici gli affidano infatti la stesura delle Istorie fiorentine, che porterà a compimento nel 1525 presentandole al papa Clemente VII, dedicatario del componimento. Sempre a questo periodo risalgono la Vita di Castruccio Castracani (1520) ed il Discursus florentinarum rerum (fine 1520-inizio 1521). La produzione letteraria si chiude con la Clizia, commedia di ispirazione plautino-terenziana (1525). Negli ultimi anni della sua vita l'autore respira un clima di tensioni politiche dettate dai continui conflitti con l'imperatore Carlo V, che sfoceranno nella caduta dei Medici in seguito al Sacco di Roma; Macchiavelli porta con se fino alla morte (21 giugno 1527) il rammarico per non aver ottenuto, in seguito alla proclamazione della nuova Repubblica fiorentina, il passato incarico presso i Dieci.



Niccolò Macchiavelli:


Menù Aforismi & Parole:



Segnalato da:

» Vedi tutti siti «
I siti dove Visibilmente è segnalato:






| Info | Copy | Contatti | F.A.Q. | Statistiche | Motore di ricerca interno | Mappa | TOP100 | Directory |
dal 2004 Visibilmente.com powered by Paolo Orlandini - Tutti i diritti sono riservati - è vietata la riproduzione totale e parziale.