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I grandi poeti dei tempi passati

La poesia:

È indubbiamente un'Arte, un'arte sopraffina, ma alla portata di tutti.
La poesia, quando è Arte, trasmette il messaggio dell'autore sia attraverso il significato delle parole sia per il suono sia col ritmo che queste parole segnano lungo le frasi. La poesia è come musica: capace di far vibrare emozioni, rullare cuori e echeggiare stati d'animo.
Una poesia può, diversamente dalla prosa, non avere un senso compiuto, in quanto, il suo significato apparente è solo una piccola parte del messaggio veicolato: la parte dominante è spesso emotiva.
Come tutte le opere d'arte, anche la poesia subisce l'esaltazione e la destituzione di colui che s'appresta a interpretare l'opera. Come un quadro può risvegliare emozioni diverse a differenti osservatori, così una sola poesia è capace di far vibrare corde diverse nel cuore dei numerosi lettori o ascoltatori. Eppure esiste un sol modo «giusto» d'interpretare la poesia: una chiave di lettura avvinghiata nella psicologia, nei sentimenti, nella storia, nel dolore, nella felicità... di chi l'ha scritta.
Tuttavia, anche una diversa chiave di lettura non impoverisce l'opera. Lo so, stanno già urlando all'anatema i puristi letterati... ma la poesia, una volta ai posteri, è di tutti...
Se così non fosse, non potremmo nemmeno permetterci la traduzione degli innumerevoli autori non italiani. Le poesie di quest'ultimi ci arrivano con adattamenti che, è vero, spostano tono, ritmo e portata del messaggio d'autore, ma permettono a quel messaggio di percorrere le lunghe strade dello spazio e del tempo. La forza emozionale della poesia è nella sensibilità di chi scrive, legge o traduce, non nelle lettere inanellate a formar una collana di parole.

Paolo Orlandini

Il termine poesia deriva dal greco «poiesis» («poiein», cioè fare, produrre), con un significato molto più ampio, di colui che crea, produce per il pubblico.


Ohimè! O vita! Per queste domande sempre ricorrenti, per la folla infinita di infedeli, per le città piene di sciocchi, per il mio continuo rimproverarmi (poichè chi è più sciocco di me e più infedele?), per gli occhi invano assetati di luce, per gli oggetti perfidi, per la lotta sempre rinnovata, per gli scarsi risultati di tutti, per le sordide folle che vedo attorno a me avanzare con fatica, per gli anni inutili e vuoti di coloro che rimangono, con il resto di me avvinghiato, la domanda, Ohimè! Così triste, così ricorrente - cosa c'è di buono in tutto questo? Ohimè! O vita!

Che tu sei qui - che la vita esiste, e l'identità, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire con un verso.


Walt Whitman

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