William Shakespeare: biografia e opere.

William Shakespeare William Shakespeare è nato in aprile nel 1564 a Stratford-upon-Avon, grosso centro del Warwickshire, a nord-ovest di Londra. Terzo di otto figli, di famiglia agiata: il padre, John, era commerciante appartenente alla corporazione dei pellai e guantai e arrivò a essere eletto sindaco di Stradford; la madre, Mary Arden, discendeva da un'antica famiglia di signori.
Il giovane William Shakespeare studiò alla Grammar School di Stradford, nel novembre del 1582, sposò Anne Hathaway, 26 anni. Sei mesi più tardi nacque la figlia Susanna a cui seguirono nel 1585 due gemelli, Hamnet e Judith. Con una moglie e tre figli da mantenere, oltre a fratelli e sorelle più giovani a cui provvedere, e un padre, a quel tempo in cattive condizioni economiche, Shakespeare si trasferì a Londra in cerca di fortuna. I primi anni trascorsi nella capitale sono in assoluto i più misteriosi: probabilmente lavorò come attore in diverse compagnie teatrali.
Nel 1592 la testimonianza del "rivale" Robert Greene che in un passo del suo A Groath's Worth of Wit bought with a Million Repentance (Un soldo di spirito comprato con un Milione di pentimento), conosciuto come Groatsworth of Wit, lo attacca accusandolo di arrivismo. Ecco alcune righe di pamphlet:
[...]C'è un nuovo venuto, cornacchia presuntuosa rimpannucciata con la nostre penne, con un cuore di tigre nella pelle di un attore, che si pretende di essere capace di snocciolare un verso sciolto come il più bravo tra di voi; e per di più, essendo un Gianni Tuttofare, s'è messo in testa d'essere l'unico "Scuoti-scena" del nostro paese [...].
Greene storpia in "Scuoti-scena" ("Shake-scene") il nome di Shakespeare, che significherebbe letteralmente "Scuoti-lancia".
Nei due anni successivi i teatri restarono chiusi a causa di un'epidemia di peste, e William Shakespeare si dedicò alla composizione dei poemi Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia (o Lo stupro di Lucrezia).
Nel 1594 risulta socio dei Chamberlain's Men (Attori della compagnia del Ciambellano, una compagnia teatrale che poi sotto Giacomo I prenderà il nome di King's Men, Attori della compagnia del re), diventa poi socio del nuovo teatro The Globe nel 1599. Negli anni successivi, grazie ai favori della Corte dei quali beneficiava la sua compagnia, egli godette di prosperità e successo dividendo le sue energie tra la composizione di drammi e di sonetti. Attorno al 1610 si ritirò a Stratford dove, con i guadagni della professione, aveva acquistato una casa patrizia con giardino, denominata "New Place", e dove il 25 marzo 1616 firmò il proprio testamento. Morì il 23 aprile del 1616 e il 25 fu sepolto nel coro della chiesa dell'Holy Trinity.
Shakespeare in vita non si preoccupò di dare alle stampe le sue opere, che circolavano in copie non autorizzate ricostruite dalla memoria di uno o più attori (i cosiddetti in-quarto), chiaramente piene di errori. Nel 1623 due attori della compagnia di Shakespeare, John Heminges e Henry Condell, curarono un'edizione di trentasei opere dell'amico scomparso, denominata First Folio, che assieme ai precedenti in-quarto ha consentito un lavoro di ricostruzione filologica delle opere di Shakespeare. In questa edizione i plays non furono né datati né ordinati cronologicamente, così ancora oggi è impossibile una precisa datazione delle opere.
Le composizioni di Shakespeare possono essere divise in quattro periodi:
  • dal 1589 al 1595: sperimentazione e apprendimento delle tecniche di scrittura teatrale;
  • dal 1595 al 1600: dominato dalle "histories", dai drammi storici, come l'Enrico V, e dalle grandi commedie, Sogno di una notte di mezza estate, Molto rumore per nulla, Come vi piace, La dodicesima notte, ma che include anche tragedie del calibro di Romeo e Giulietta e Giulio Cesare;
  • dal 1600 al 1608: le grandi tragedie Amleto, Otello, Macbeth, Re Lear, Antonio e Cleopatra.
  • dal 1608-9 al 1612: popolato dai romances, definite anche tragicommedie perché caratterizzate dalla fuga verso atmosfere fiabesche, romanzesche (come in La tempesta).
È comunque un compito ingrato cercare di "riordinare" l'opera shakespeariana, caratterizzata da una varietà e una complessità di storie, personaggi, ambientazioni, temi, generi senza paragoni. Non a caso William Shakespeare è il più celebre genio letterario di tutti i tempi.
William Shakespeare fu anche autore di 154 sonetti e di diversi poemi, alcuni dei quali sono considerati i più brillanti esempi di letteratura inglese mai scritti. La sua abilità consisteva nell'andare oltre la narrativa per descrivere gli aspetti interiori e profondi della natura umana.



Alcuni Sonetti shakespeariani scelti:


Sonetto 121

'Tis better to be vile than vile esteemed,
When not to be receives reproach of being;
And the just pleasure lost, which is so deemed
Not by our feeling, but by other's seeing.

For why should other's false adulterate eyes
Give solution to my sportive blood?
Or in my frailties why are frailer spies,
Which in their will count bad what I think good?

No, I am that I am, and they level
At my abuse reckon up their own;
I may be straight, though they themselves be level,

By their rank thoughts my deeds must not be shown;
Unless this general evil they mountain -
All men are bad, and in their badness reign.
È meglio esser colpevole che tale esser stimato
quando non essendolo si è accusati d'esserlo;
e perso è ogni valor sincero perché creduto colpa
non dal nostro sentire, ma dal giudizio d'altri.

Perché mai dovrebbero gli occhi altrui adulteri
considerar vizioso il mio amoroso sangue?
Perché nelle mie voglie s'insinuan lascive spie
che a parer lor condannano quel ch'io ritengo giusto?

No, io sono quel che sono e chi mira
ai miei errori, colpisce solo i propri;
potrei esser io sincero e loro non dire il vero,

non venga il mio agir pesato dal loro pensar corrotto;
a men che non sostengano questo mal comune -
l'umanità é malvagia e nel suo mal trionfa.

Sonetto 88

When thou shalt be disposed to set me light
And place my merit in the eye of scorn,
Upon the side against myself I'll fight
And prove the virtuous, though thou art forsworn.

With mine own weakness being best acquainted,
Upon thy part I can set down a story
Of faults concealed, wherein I am attainted,
That thou in losing me shalt win much glory:

And I by this will be a gainer too:
For bending all my loving thoughts on thee,
The injuries that to myself I do,

Doing thee vantage, double-vantage me.
Such is my love, to thee I so belong,
That for thy tight myself will bear all wrong.
Quando avrai deciso di non stimarmi più
E esporrai i miei meriti al pubblico disprezzo,
contro me stesso combatterò al tuo fianco
e proverò che sei sincero pur sapendoti spergiuro.

Conoscendo a fondo ogni mia mancanza,
a tuo sostegno potrei portare a conoscenza
colpe nascoste di cui mi son macchiato,
affinché perdendomi tu possa averne gloria:

e in tal modo anch'io ne sarei gratificato:
perché volgendo a te ogni mio pensiero d'amore,
le gravi accuse che imputerò a me stesso,

dando a te un vantaggio, doppio per me sarà.
Il mio amore è così grande, talmente ti appartengo,
che per la tua ragione sopporterò ogni torto.

Sonetto 99

The forward violet thus did I chide:
Sweet thief, whence didst thou steal thy sweet
that smells
If not from my love's breath? The purple pride
Which on thy soft cheek for complexion dwells
In my love's veins thou hast too grossly dyed.
The lily I condemnèd for thy hand,
And buds of marjoram had stol'n thy hair;
the roses fearfully on thorns did stand.
One blushing shame, another white despair;
A third, nor red nor white, had stol'n of both,
And to his robbery had annexed thy breath;
But, for his theft, in pride of all his growth
A vengeful canker ate him up to death.
More flowers I noted, yet I none could see
But sweet or colour it had stol'n from thee.
Così ho rimproverato la violetta audace:
ladra soave, a chi rubasti quel dolce tuo profumo

se non dal mio respiro d'amore? Il rosso orgoglio
che a color dimora sulla tua soffice corolla
è ovvio che l'hai presa dalle vene del mio amore.
Ho accusato il giglio di plagio della tua mano,
e dei tuoi capelli i fior di maggiorana;
le rose timorose si ergevan sulle spine,
una rosa di vergogna, l'altra di paura;
una terza, né rossa o bianca, entrambe avea rubato
e alla sua rapina aveva aggiunto il tuo respiro;
ma per quel furto, nel vigor della sua crescita,
vindice un verme la divorava a morte.
Altri fiori ho notato, ma non ne vidi uno
che non ti avesse tolto o il colore o il profumo.

Sonetto 79

Whilst I alone did call upon thy aid
My verse alone had all thy gentle grace;
But now my gracious numbers are decayed
And my sick muse doth gibe another place.

I grant, sweet love, thy lovely argument
Deserves the travail of a worthier pen;
Yet what of thee thy poet doth invent
He robs thee of, and pays it them again.

He lend thee virtue, and he stole that word
From thy behaviour; beauty doth he give,
and found it in thy cheeck; he can afford

No praise to thee but what in thee doth live.
Then thank him not for that which he doth say,
Since what he owes thee thou thyself dost pay.
Finché fui il solo a ricorrere al tuo aiuto,
soltanto la mia poesia ebbe il tuo gentil favore;
ma ora le mie attraenti rime sono decadute
e la mia musa stanca offre il posto a un altro.

È vero caro amore, il tema della tua bellezza
merita l'impegno di una penna ben più valida;
però quanto il tuo poeta di te scrive
a te lo ruba e di nuovo a te lo paga.

Virtù egli ti ascrive e sottrasse a tal parola
Alla tua onestà; bellezza egli ti accorda
E la trovò sulle tue guance; non può offriti

Altri meriti se non quelli che in te vivono.
Non ringraziarlo quindi per ciò che egli dice,
il suo è un restituire quanto gli hai pagato.

Sonetto 21

So is it not with me as with that Muse,
Stirred by a painted beauty to his verse,
Who heaven itself for ornament doth use
And every fair with his fair doth rehearse,

Making a couplement of proud compare,
With sun and moon, with earth and sea's rich germs,
With April's first-born flowers, and all things rare
That heaven's air in this huge rondure hems.

O, let me, true in love, but truly write,
And then believe me, my love is as fair
As any mother's child, though not so bright

As those gold candles fixed in heaven's air:
Let them say more that like of hearsay well;
I will not praise that purpose not to sell.
Io non sono come quella Musa
ispirata alla poesia da bellezze artefatte,
che usa come ornamento il cielo stesso
ed ogni beltà compara al suo splendore,

raggruppando in solenni paragoni
sole, luna, terra e del mar le ricche gemme,
i primi fiori dell'Aprile e quanto di prezioso
racchiude il firmamento in questa immensa volta.

Onesto in amore, permettete ch'io scriva il vero
e poi credetemi, il mio amore è bello quanto
il figlio di ogni madre, anche se non brilla

come quei lumi d'oro fissi nel firmamento:
lasciate esagerare chi ama frasi di grande effetto;
io non vanterò chi non intendo vendere.

Sonetto 140

Be wise as thou art cruel, do not press
My tongue-tied patient with too much disdain,
Lest sorrow lend me words and words express
The manner of my pity-waiting pain.

If I might teach thee wit, better it were
Though not to love, yet, love, to tell me so;
As testy sick men when their deaths be near
No news but health from their physicians know.

For if I should despair I should go mad,
And in my madness might speak ill of thee;
Now this ill-wresting world is grown so bad

Mad slanderers by mad ears believèd be.
That I may not be so, nor thou belied,
Bear thine eyes straight thy proud heart go wide.
Sii saggia quanto sei crudele, non pressar
la mia muta pazienza col tuo continuo sdegno
affinché il dolore non mi presti verbo e dica
il perché della mia amara pena.

Se potessi insegnarti un pò d'acume, ti converrebbe
amore, dirmi che mi ami, anche se non vero;
come a malati tremanti ormai prossimi alla fine,
vengon dette dai medici sol parole di speranza.

Perché se disperassi, senz'altro impazzirei
e nelle mia follia di te potrei dir male;
questo deviato mondo è oggi così perverso

che i più pazzi maldicenti trovan sempre ascolto.
Perché io non sia creduto, né tu sia calunniata,
ferma il tuo sguardo pur se il tuo cuore assente.


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