Manierismo

La storia dell'arte: dal tardo Gotico al Barocco

Premessa

Il manierismo e i manieristi. L'Italia del 1500 era caratterizzata da una profonda crisi politica, economica e religiosa. In questo contesto anche l'attività artistica fu notevolmente influenzata. L'immagine della Chiesa fu adombrata dalla riforma protestante di Martin Lutero, dal saccheggio di Roma (1527) da parte dei Lanzichenecchi di Carlo V. La disoccupazione e l'abbandono delle città erano il segno evidente della fine della supremazia politica e culturale italiana.
I nuovi protagonisti saranno Francia, Paesi Bassi e Inghilterra.
L'uomo rinascimentale, che credeva fermamente di essere l'unico padrone del proprio destino, si trovò in una altrettanto profonda crisi spirituale.
Anche l'arte, che vive del sentimento stesso degli artisti, ne fu influenzata a sua volta. Da qui il nascere da parte degli artisti più freschi di un coro di "rimproveri" ai grandi maestri, che avrebbero avuto la colpa di fermarsi nella ricerca statica dell'equilibrio delle proporzioni, anzichè dare sfogo in modo libero e naturale alle proprie idee e ai propri modi di sentire e manifestare i sentimenti.
Vi fu pertanto uno svincolo ai dettami precedenti e i nuovi artisti proseguirono l'arte sull'onda della fantasia, rinnegando le regole che avevano ricevuto in eredità dal Rinascimento.
Questo movimento fu inizialmente sottovalutato, tanto che gli studiosi del tempo lo giudicarono come una frivola imitazione dei grandi artisti quali Michelangelo Buonarroti, Leonardo da Vinci e Raffaello Sanzio (morto nel 1520). Furono chiamati per questa ragione manieristi, perchè si rifacevano alla maniera, al gusto, allo stile dei loro grandi predecessori.
I manieristi, questo è innegabile, furono i primi a comprendere che era in atto un cambiamento nella coscienza collettiva, con una pronunciata incertezza dell'esistenza stessa. Per questa ragione i manieristi inventarono un nuovo linguaggio figurativo.
Anche Michelangelo Buonarroti aveva compreso che, col mutare delle percezioni spirituali, coerenza avrebbe voluto il rinnovare del proprio modo di esprimersi. Prendiamo per esempio due opere di Michelangelo che intendono interpretare lo stesso tema: la «Pietà» in Vaticano e la «Pietà Rondanini» a Milano (Castello Sforzesco). La prima fu scolpita al terminare del '400 e ci appare perfetta, compiuta in ogni minimo dettaglio: il mantello, la figura stessa della Madonna e il Corpo di Cristo. La Pietà Rondanini, invece, fu scolpita dopo la metà del '500, quasi 60 anni dopo, non mostra alcuno di questi dettagli: la composizione è frammentata, con parti volutamente non ultimate, questo rende la scena molto più drammatica e capace di comunicare l'insicurezza data dall'evento: la morte di Cristo.
Non dobbiamo farci ingannare dal fatto che la morte di Michelangelo abbia potuto in qualche modo rendere incompiuta l'opera: sebbene questo è vero in parte, Michelangelo non dettagliò volutamente l'opera. Michelangelo aveva già lasciato opere incompiute. Questo accadde forse proprio per il suo coinvolgimento emotivo, dettato dal suo profondo avvicinarsi ai temi religiosi. Michelangelo, comunque NON fa parte dei manieristi, sebbene sia importante far notare in questo grande artista un intimo cambiamento che lo ha portato a rinnovare il suo modo di fare arte, sempre coerente al tempo che stava egli stesso vivendo.
Possiamo dire che il manierismo fu una corrente artistica italiana, sviluppatasi in particolare attraverso la pittura, sebbene anche l'architettura e la scultura ne ebbero i benefici. La corrente si intenderà poi conclusa con il Concilio di Trento del 1563. In questa occasione fu chiesto agli artisti di raffigurare nelle opere soggetti semplici e di facile comprensione, esattamente il contrario di quanto i manieristi attuavano e continuarono a attuare sino alle costruzioni figurative profane.

La pittura nel manierismo

Ciò che noi oggi chiamiamo manierismo, agli albori era chiamato maniera o buona maniera: già a intendere quanto lo stile stesso, la struttura dell'opera, le tecniche utilizzate fossero importanti elementi di distinzione.
Una certa deontologia di comportamento era altro importante elemento distintivo: il comportamento tenuto in società o verso le istituzioni, la cultura, sia universale sia religiosa, dovevano essere a corredo anche dei manieristi più preparati tecnicamente.
L'appellativo manierismo, arrivò solo più tardi, verso la fine del '700, proprio con l'imporsi del Neoclassicismo. Manierismo di lì in avanti definì la dicotomia tra l'arte e l'ideale. Lo stesso termine manierismo fu usato dal critico e storico d'arte Jakob Burkhardt (1860 La civiltà del Rinascimento in Italia) per definire con disprezzo l'arte italiana nel periodo tra il Rinascimento e il Barocco.
Nei primi anni del '900 i pittori manieristi beneficiarono di una riabilitazione, sotto le correnti dell'Espressionismo e del Surrealismo: l'idealismo dell'arte rispetto alla realtà, la convinzione che la bellezza della natura non possa avere eguali e l'abbandono della concezione d'arte intesa come imitazione della realtà, l'arte come fine a se stessa.
Quattro sono le caratteristiche a pilastro della pittura manierista:
  • la diversa concezione dello spazio, meno unitario e meno appariscente di quello rinascimentale. Per esempio, nella «Deposizione» di Jacopo Pontormo (chiesa di Santa Felicita, Firenze) non compaiono immagini prospettiche di paesaggi o di architetture; le immagini delle persone non sono disposte su piani rigidamente definiti dalle regole, spesso spostate dal centro dell'opera; passando dal primo piano allo sfondo i colori passano da tonalità naturali e reali a tonalità fantastiche, innaturali. Anche la prospettiva, quando presente, era spesso distorta;
  • la diversa concezione delle proporzioni nella figura umana; tutte le regole che imponevano particolari proporzioni per il corpo umano erano volutamente violate. Per esempio, «La Madonna dal collo lungo» del Parmigianino, rappresentata proprio con il collo allungato rispetto a quanto può essere definito normale, questa scelta conferisce alla figura una forte espressività;
  • la maggiore utilizzazione di luci e ombre, in quanto questa scelta permetteva di lasciare una parte delle figure indefinita, quasi nascosta, per dare modo allo spettatore di immaginare il resto, coinvolgendolo emotivamente.
  • l'utilizzo di sguardi e espressioni legate ai soggetti e alle situazioni per sottolineare gli stati d'animo, la metafisica dell'opera, finanche l'innaturale.
Secondo il gusto manierista, ci si compiace di osservare la natura classicisticamente composta e regolata, ma la si imita secondo la maniera di auctores ritenuti esemplari. Fra questi Virgilio, il poeta ispirato che, essendo una «seconda natura» e contemplando le idee universali delle cose, supera la natura stessa, ricreandola e consegnandola a una forma idealista intramontabile.
Altri importanti pittori del movimento manierista furono Veronese e Tintoretto. Quest'ultimo utilizzò la luce creando contrasti molto marcati, ottenendo così figure più movimentate e non più disposte nel centro dell'opera. Così ostentazione artificiosa, fantasia, leziosa raffinatezza, e dannunziana ricerca dell'eleganza diventano i temi ricorrenti.
Il manierismo si estese anche in altri paesi, così possiamo menzionare, per esempio, lo spagnolo El Greco (di origini cretesi) e il fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, i cui dipinti diventarono messaggi di denuncia urlati attraverso le rappresentazioni folli di contadini, trattate con la tecnica della deformazione.

La scultura nel manierismo

Lo stesso modo di concepire colore, spazio e ombre, sono visibili nella «Fontana di Nettuno» (di Piazza della Signoria, Firenze, detta del Biancone) di Bartolomeo Ammannati, con forme allungate e sinuose, e nel «Perseo» di Benvenuto Cellini, dove troviamo tutta la sua capacità inventiva e la sua leziosa tecnica con forme nuove e incredibilmente agili.

L'architettura nel manierismo

I mutamenti riscontrati in pittura e scultura, possono essere notati anche in architettura. Gli edifici mutarono l'equilibrio rinascimentale, per prendere forme più movimentate, con giochi di luce e ombra.
Le opere di Vignola, come Villa Farnese a Vitermo e la Chiesa del Gesù a Roma, esprimono egregiamente i tratti caratteristici dell'architettura di corrente manierista. Anche le ville Venete del Palladio mostrano la diversa concezione dello spazio, che si espande verso l'esterno: dal nucle centrale della villa, in ombra, si passa al corpo quadrangolare per finire nella luce delle ali laterali.

Sitografia
Vai a questa pagina per conoscere la fonte dell'argomento: sitografia di Visibilmente




Manierismo:


Storia dell'arte:


Cronologia:



Segnalato da:

» Vedi tutti siti «
I siti dove Visibilmente è segnalato:






| Info | Copy | Contatti | F.A.Q. | Statistiche | Motore di ricerca interno | Mappa | TOP100 | Directory |
dal 2004 Visibilmente.com powered by Paolo Orlandini - Tutti i diritti sono riservati - è vietata la riproduzione totale e parziale.