Primo Rinascimento

la fine del periodo buio e il rinnovamento

La storia dell'arte: dal tardo Gotico al Barocco

L’arte italiana nel crogiolo

Primo rinascimento. Nel Gotico avevamo assistito all’annullamento dell’effetto di spazio, con semplificazione delle riproduzioni pittoriche e scultoree. L’appiattimento su un unico piano verticale, la visione antinaturalistica, quasi fantastica, l’assenza di chiaroscuro avevano accompagnato l’arte gotica.
Mentre la corrente Gotica internazionale, collocabile tra il 1370 e il 1450, era ancora molto radicata in Europa, in Italia gli artisti continuavano il loro cammino autonomo, che già li aveva distinti a partire dalla metà del XIII sec. Non a caso i contemporanei storici dell’arte definiscono il periodo di questo percorso pressoché individuale “arte italiana”.
Verso il 1400 troviamo in tutta Europa una fresca società di banchieri e mercanti. Società più materialista, che ha più interessi terreni che celesti. Questa società ha fiducia nella propria intelligenza e un desiderio sfrenato e spregiudicato di vivere. Tuttavia, pur con queste premesse, era vivo anche il rapporto con Dio, sebbene senza l’inquietudine e lo sgomento che avevano fatto l’uomo medioevale.
In occidente nel ‘400 si stava consolidando un uomo nuovo: più intraprendente e più sicuro di sé, delle proprie risorse, iniziative e capacità creative. Si sentiva l’unico padrone del proprio destino, per questo accumulava ricchezze e benessere, ma principalmente si adoperava a creare una nuova cultura, una nuova civiltà a misura d’uomo. Questi doveva essere al centro dell’universo, quanto era convinto di poter imbrigliare il mondo col solo uso della propria intelligenza.
Lo sfondo del Rinascimento è questa nuova società trasformata. Un fenomeno culturale quasi esclusivamente italiano, il Rinascimento fu nominato più avanti in questo mondo in quanto era visto come un tentativo di “far rinascere a nuova vita” il mondo passato.

Dopo l’Umanesimo, il 1400 è culla di una nuova arte: il Rinascimento.

Per comprendere appieno la datazione del Rinascimento, occorre tenere presente che tra la fine del XIV sec. e la prima metà del XV sec. assistiamo a un profondo mutamento in campo letterario e sociale, meglio conosciuto come Umanesimo. Gli umanisti, fino a allora semplicemente letterati, e gli artisti iniziarono a studiare le opere del passato, con particolare attenzione a quelle classiche.
L’Umanesimo, trasse il nome da humanae litterae, come erano chiamate le scritture classiche. In campo culturale è l’Umanesimo che pone fine al Medioevo e consegna all’Italia la prestigiosa cattedra di arti e lettere nei confronti dell’Europa. Con Petrarca (Arezzo 1304 – Arquà 1374), per esempio, era già stato avviato un processo di auto elevazione morale e spirituale, con continuo arricchimento intimo, al quale l’apprendimento degli antichi doveva fornire un esempio di vita e d'arte.
Gli studiosi posizionano la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna nell’anno 1492, coincidente con la scoperta dell’America. Questa è una regola condivisa e abbastanza coerente in campo letterario. Per l’arte il 1492 è datazione troppo sfalsata: la nuova era incomincia nei primi anni del XV sec. . La propensione è di collocare l’inizio del Rinascimento al 1401, anno in cui a Firenze si svolse il concorso per la seconda porta di bronzo del Battistero, realizzata da Filippo Brunelleschi e considerata la prima opera rinascimentale.
Nel 1400 nacque un nuovo modo di intendere e fare arte, basato su diversi elementi che rinnovarono tutte le espressioni artistiche:
la nascita della prospettiva e dei colori sfumati;
la ricerca di proporzioni perfette;
lo studio approfondito della figura umana, applicato anche come regola di bellezza e perfezione.
La pittura, la scultura e l’architettura saranno fortemente influenzate dal nuovo ideale filosofico antropocentrico e si svilupperanno attorno a queste tre regole artistiche.
Possiamo scomporre il Rinascimento in due particolari datazioni: il ‘400 e il ‘500. Nel 1400 si sviluppo in Italia e in particolar modo a Firenze, Mantova, Urbino e Ferrara, mentre nel 1500 a Roma e Venezia. Solo verso la fine degli anni 20 del 1500 si poterono percepire i primi mutamenti nelle opere artistiche, quei cambiamenti che avrebbe poi portato al manierismo.
L’arte che germoglia a Firenze e si espande in Italia e poi in tutta Europa, non sarà più chiamata «arte italiana», ma «arte rinascimentale», adottando un termine coniato nel 1800 da uno storico tedesco: Jacob Burckhardt. Col termine Rinascimento s’intende dare risalto a come l’arte torna a una percezione estetica molto vicina a quella dell’età classica di greci e romani.
Le Signorie (come Strozzi, Pitti, Medici e Visconti), e non solo, si trasformarono in veri focolai di cultura. Signori, duchi e papi facevo a gara nel farsi abbellire i palazzi, quale simbolo di prestigio, investendo in arte e sui migliori e più famosi artisti come, per menzionarne qualcuno, Brunelleschi, Donatello e Masaccio. Di questi, forse il più ingegnoso fu Filippo Brunelleschi. A lui dobbiamo l’invenzione della prospettiva e l’invenzione dell’architettura rinascimentale.
Fino al 1450, ciò che più colpiva erano le leggi della prospettiva, non tanto le regole di razionalità che ne erano alla base. Solo dopo la metà del 1400 il nuovo stile rinascimentale trovò critici più accorti alle novità di questa espressione.

La fase di transizione

Come detto, il Rinascimento non si diffuse omogeneamente nello scenario artistico italiano: trascorsero diversi decenni prima che questi divenne uno stile accettato da tutti. Firenze ne era il fulcro e fece da diffusore verso il resto dell’Italia: prima al centro e al nord, poi verso il sud.
Alcuni pittori assunsero il compito di traghettare la società verso le nuove dottrine artistiche, perché le novità, per essere capite e condivise, necessitano di compromessi e di diverso tempo. Questi pittori, che iniziarono con l’introduzione nei loro dipinti di alcune delle novità messe a disposizione dai primi artisti rinascimentali, non si staccarono comunque dalla loro connotazione stilistica ancora tardo gotica.
Questo tramite è evidente in molti artisti, in particolare fiorentini, che furono attivi intorno alla metà del secolo, come Paolo Uccello, Beato Angelico, Domenico Veneziano, Filippo Lippi, Andrea del Castagno. In loro era evidente l’accoglienza dello stile rinascimentale, principalmente per l’introduzione nei loro dipinti della prospettiva. Questa, frequentemente, nemmeno capita del tutto nei suoi codici, ma utilizzata con libertà interpretativa. A fianco alla prospettiva, però, troviamo una sequenza di componenti tardo gotici, come l’amore per il dettaglio minuzioso, le tessiture lineari, la preferenza per le curve.
Ogni artista mise insieme uno stile personale, ma in tutti restò regolare ancora la posizione a metà tra i due linguaggi. La questione della coesistenza stilistica tra rinascimento e gotico si prolungò per tutto il XV sec. . In alcuni esponenti dell’arte dopo la metà del 1500, che la tradizione storica ha collocato tra gli artisti rinascimentali, è possibile ancora rinvenire componenti stilistici tardo gotici. Il caso più vistoso è quello di Sandro Botticelli, artista rinascimentale, nel quale ogni tanto spuntano ancora riferimenti tardo gotici.

Il culmine del Rinascimento

Gli anni tra la fine del 1400 e i primi del 1500 hanno segnato il momento culmine dello splendore del Rinascimento. Roma divenne il centro della cultura italiana, principalmente per il fatto che la prosperosa corte pontificia accolse i più prestigiosi pittori, architetti e scultori: Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti e Donato Bramante (architetto) solo per citare i più famosi al mondo. Da questo punto gli stessi criteri che avevano in precedenza guidato l’arte furono profondamente trasformati.

La fine del Rinascimento

La fine del Rinascimento arrivò col disfacimento economico e politico in Italia, quando si estinsero le energie creative che gli avevano dato sicurezza e prosperità. Le infelici vicende politiche della penisola oscurarono la cultura, l’arte e lo studio per il classico. Con le nuove insicurezze si dissolse la persuasione nelle capacità dell'uomo, tornarono il divino, il senso di provvisorietà, mentre l’idea politica rifiutava la chiarezza di Macchiavelli. Verso il XVI sec., prendeva il sopravvento lo stato d'animo della Controriforma.

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