Rinascimento

elementi innovativi e rinnovati

La storia dell'arte: dal tardo Gotico al Barocco

L'antropocentrismo e il Neoplatonismo

Rinascimento. La figura umana, che negli anni addietro aveva già conquistato una notevole attenzione nelle opere, prese la parte più importante nello spazio stesso delle composizioni. Gli altri elementi sono sempre in secondo piano.
Rinnovare l’antico significò studiare gli scrittori classici che erano stati abbandonati nel Medioevo. Significò anche rinnovare i temi filosofici riconducibili al neoplatonismo. Questa dottrina filosofica del III sec., la cui scuola romana fu fondata grazie al filosofo Plotino, tornò in voga nell’ambiente fiorentino del 1400. Furono grandi intellettuali quali Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Lorenzo Valla a ridare luce e questi temi, che a loro volta fornirono notevoli spunti di pensiero. Il tema al centro di questi pensieri, che con l’arte rinascimentale si fece all'improvviso impellente, era il recupero della bellezza.
Negli anni addietro la bellezza, dalla quale ci si era staccati, era intesa come qualcosa che comunicava ai sensi, perciò pericolosa, in quanto può stimolare il peccato più che le buone prescrizioni. Nel Rinascimento partecipiamo al pieno recupero del concetto di bellezza: come era l’espressione della perfezione, di quella finitezza che diviene il metro per valutare le capacità dell’uomo di plasmare un mondo nuovo. In questo senso il Rinascimento è molto simile al mondo greco: in entrambi i casi la bellezza è sinonimo di compiutezza e si basa su codici matematici. Bellezza = armonia dei rapporti perfetti, che solo i numeri possono mostrare. Secondo il neoplatonismo quanto è bello è anche buono, e quanto è buono è anche bello. Questo modo di risolvere una contesa, che nel Medioevo aveva emarginato il bello dall’arte, permise al neoplatonismo di riportare a nuova moda il tema della bellezza. Il Rinascimento recupera l’antico, il senso per il bello, l’armonia delle proporzioni, il gusto per la perfezione esteriore. Come l’arte classica, anche l’arte rinascimentale raggiunge il naturalismo più perfetto: rappresenta la realtà che, nella sua bellezza, è conoscenza esatta di ciò che è raffigurato.
L’arte aiutò a creare il nuovo uomo del Rinascimento: un uomo che cerca di scoprire con ogni strumento il mondo che lo attornia, per meglio comprenderlo. Il recupero dell’antico si concretizzò prima in architettura, poi nelle arti figurative. Come fu il recupero di un atteggiamento verso l’arte che prediligeva la bellezza e il naturalismo, non dimentichiamo che il Rinascimento fu anche negazione dell’architettura gotica e delle sue geometrie irregolari, anche per questo l’architettura ne fu l’anticipatore.

Mecenatismo, realismo e individualismo

Nel Medioevo l’artista era considerato artigiano, persona la cui validità era soprattutto manuale. Infatti, secondo un’antica classificazione, le arti erano divise in «liberali» o «meccaniche»: le prime erano quelle che si incaricavano soprattutto del pensiero e della parola, le seconde implicavano la manipolazione della materia. Le arti figurative comparivano tra quelle meccaniche, così pittori e scultori potevano essere degli analfabeti, perchè a loro non era richiesta nessuna attività intellettuale o di pensiero. Dovevano avere abilità tecnica per eseguire quanto il committente chiedeva. Col Rinascimento la figura dell’artista si realizza: da qui in poi l’artista reclamerà per sè il ruolo di intellettuale e pensatore.
Parecchi artisti, detti artisti cortigiani, esercitarono direttamente alle dipendenze dei signori, dei principi-mecenate che controllavano i piccoli stati, in cui l’Italia era divisa nel 1400-1500.
La figura dell’architetto neppure esisteva, ma nel Rinascimento diventa un professionista, nel senso attuale del termine, cioè conduce la sua attività per mezzo dello studio teorico e dell’elaborazione progettuale. Entra anch’egli a far parte, a pieno diritto, nella schiera di intellettuali del tempo.
Il Rinascimento è l’unico momento della storia italiana, in cui vediamo un notevole eclettismo: lo stesso artista è architetto, pittore e scultore. È una similitudine che abbraccia Giotto, Bernini e tanti altri. Dopo il Rinascimento i ruoli saranno sempre abbastanza distinti e la professione di architetto non si aggiungerà a quella di artista.
Con il Mecenatismo nelle corti assistiamo dunque a una nuova relazione tra artisti e committenti: un gruppo di individualità che affiancavano il principe rinascimentale nel governo del pubblico. L’artista diventò un personaggio richiesto e lodato. Nasce così l’individualismo degli artisti che, da qui in poi, contrassegnerà la storia dell’arte: l’artista matura la propria personalità, per mezzo dello studio, della ricerca di stile, abbandonando l’anonimato e incamminandosi verso una nuova professione.
Così avvenne a Firenze con i Medici, a Mantova con i Gonzaga, a Urbino con i Montefeltro, a Ferrara con gli Este, a Milano con i Visconti e con gli Sforza. Anche Roma divenne una sorta corte principesca, dopo il ritorno del Papa dal periodo avignonese, conclusosi nel 1377. Il Papa si rapportò con gli artisti, applicando mecenatismo. Beato Angelico fu chiamato nel 1446, da Papa Eugenio IV per affrescare una cappella in Vaticano, e ancora da Papa Niccolò V nel 1448 per affrescare la Cappella Niccolina. Nel 1481, Papa Sisto IV fece costruire la nuova Cappella Sistina, dove, per il fregio pittorico, parteciparono artisti umbri e fiorentini: Luca Signorelli, Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Pinturicchio, Cosimo Rosselli e Domenico Ghirlandaio.
La posizione dominante di Roma come fulcro artistico, si sviluppò sempre più, per trasformarsi nel corso del 1500 nella capitale indiscussa dell’arte italiana. Questa posizione le fu contesa da Venezia, dove, tra fine 1400 e inizio 1500 si allargò una maestria pittorica di spicco. Nel corso del 1400, però, fu sempre Firenze la città dove maturarono le più grandi personalità artistiche. Questo avvenne solo grazie al mecenatismo di Lorenzo dei Medici, chiamato anche per questo Lorenzo il Magnifico, alla cui signoria incrociarono e presero forma le più elevate personalità artistiche di tutto il Rinascimento italiano.
L’occupazione del regno delle due Sicilie da parte di Alfonso d’Aragona, nel 1442, inaugurò il nuovo periodo artistico in particolare a Napoli.

Il disegno progettuale

La più grande innovazione avutasi in campo artistico nel periodo del Rinascimento, crogiolo di altre innovazioni, fu il disegno. Solo da questo periodo in poi gli artisti imparano di fatto a disegnare: imparano cioè a disegnare per raffigurare le proprie idee. Trasformano il disegno in un autorevole strumento, capace di creare di tutto: cose, rappresentazioni e spazi. Da qui in poi il disegno diventa lo strumento progettuale, per materializzare le proprie idee, per fissarle e consegnarle intatte.
Quando l’artista ha intenzione di realizzare qualcosa, ancora non sa quale sarà il prodotto che otterrà. Solo dopo aver compiuto l’opera potrà valutare se corrisponde alle aspettative.
I greci avevano elaborato un personale sistema progettuale, sviluppato attraverso gli ordini architettonici: insieme di regole «di dimensionamento». Il disegno è uno strumento progettuale «di visualizzazione».
Ammirando i disegni di Leonardo, possiamo comprendere come il disegno è diventato lo strumento primario dell’artista: per mezzo del disegno l’artista rinascimentale può progettare opere d’arte, di ingegneria civile, di architettura, di meccanica, militari e di idraulica.
Il disegno rese possibile all’artista di separare l’idea dal compimento. L’artista avrebbe potuto anche solo rappresentare l’opera attraverso il disegno: per la realizzazione si sarebbe potuto affidare a altri, che avrebbero seguito i progetti sui disegni.
In questo modo l’artista poteva guadagnare prezioso tempo da dedicare alla parte più intellettuale dell’opera, allo studio e alla propria affermazione nella società. Nella scultura come nella pittura i maestri frequentemente si limitavano a progettare le opere, relegandone l’esecuzione a aiutanti e collaboratori.

Naturalismo e prospettiva

Nelle arti figurative il naturalismo è inteso come la riproduzione più fedele a quella sensoriale dell’occhio umano. La vista è un sistema che sottostà a precise regole ottiche. L’occhio raccoglie i raggi visivi dallo spazio, che attraversano cornea e iride, li fa convergere in un punto, per mezzo del cristallino, infine li proietta su un piano ideale posto all’interno dell’occhio, al livello della retina. Quindi l’occhio traduce la realtà, che è tridimensionale, in immagini, che sono bidimensionali. Il pittore agisce similarmente: osserva una realtà tridimensionale e la traduce in raffigurazioni bidimensionali. Quando la raffigurazione segue le stesse regole ottiche dell’occhio, allora abbiamo una pittura naturalistica, contrariamente siamo in presenza di arte simbolica o astratta.
In sostanza, le rette, che nello spazio tridimensionale sono parallele, nelle raffigurazioni bidimensionali convergono in un punto di fuga, che è unico per tutte le rette parallele nella stessa direzione. Più gli oggetti sono lontani dal punto di osservazione e più gli oggetti tendono a rimpicciolirsi.
Con l’arte, l’uomo del Rinascimento perfeziona la conoscenza: migliorare l’immagine significava nel contempo comprendere il mondo e le sue leggi. Tra queste leggi anche la nostra relazione percettiva era studiata, così si approfondì anche il concetto di illusione spaziale, come poteva altrimenti essere definita la prospettiva.
Le tecniche pittoriche del Rinascimento italiano si confermarono come le più avanzate e precise.
Attorno al 1430 a Firenze troviamo le prime applicazioni della prospettiva, usate da Masaccio nel campo della pittura e da Donatello nel campo della scultura. L’unico inventore della prospettiva fu l’architetto Filippo Brunelleschi. Tra architettura e prospettiva esiste un rapporto molto intimo: la prospettiva è un sistema che funziona bene solo se dobbiamo rappresentare spazi che seguono precise regole geometriche, come in architettura. Infatti la prospettiva è una tecnica applicabile solo alla raffigurazione di spazi architettonici. Per questo un quadro rinascimentale del 1400 è spesso una bellissima rappresentazione di spazi architettonici.

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