Rinascimento e le sue arti

Le arti rinascimentali

La storia dell'arte: dal tardo Gotico al Barocco.

Pittura

Rinascimento. Nella cultura artistica del Rinascimento la pittura ha avuto un compito importante: le innovazioni si sono espresse proprio nella diversa concezione di spazio e colore, terreni fertili per la pittura.
Lo spazio è ora rappresentato attraverso una prospettiva lineare, mentre nei secoli prima le immagini pittoriche erano complanari, appiattite sulla stessa superficie del quadro. Non erano percepibili le distanze tra figure in primo piano e in secondo piano. Nel Rinascimento, invece, l’artista si dedica alla costruzione dello spazio, per dare alla composizione una prospettiva più umana, esattamente come il nostro occhio vede in realtà. Le regole della prospettiva donano distanza fra gli elementi, li collocano nel posto giusto. Alcuni artisti usarono meravigliosamente la prospettiva, anche per rappresentare ambienti reali o spazi terreni a contorno delle rappresentazioni religiose. Alcuni furono ossessionati dalle regole prospettiche, tanto da divenire il loro tema principale nella ricerca figurativa. Paolo Uccello, per esempio, nell’opera Scena del miracolo dell’ostia profanata, usò la prospettiva per far emergere le giuste distanze tra le figure in primo piano e quelle nei successivi piani, donando un senso di profondità.
Dal 1400 l’utilizzo della prospettiva ebbe una rapida diffusione fino a divenire un minimo comune denominatore tra le opere dei grandi artisti. Alla pari di Paolo Uccello possiamo ricordare Fra Angelico, Antonio Pollaiolo, Piero della Francesca, Andrea Mantenga, Tiziano Vecellio, Sandro Botticelli, Giovanni Bellini e altri.
Presto il movimento rinascimentale si diffuse in Europa, grazie anche ai continui viaggi dei pittori italiani che esportarono le ultime dottrine. Tra i grandi artisti stranieri che fecero proprie le regole della prospettiva, possiamo menzionare Albrecht Dürer e i fiamminghi Hubert e Jan van Eyck, che diffusero il nuovo movimento tra le culture dei loro popoli, permettendo nuovi sfumature e dando così origine a opere molto originali.
Gli artisti analizzavano con minuziosità la realtà, al fine di apprendere dal mondo naturale. Fu così che poterono notare come il colore di oggetti e persone muta al mutare della luce, dell’atmosfera e dell’ombra. Per questa ragione l’uso del colore divenne più sofisticato, più vicino al reale, alle sfumature e alle varie tonalità nelle diverse condizioni.
I veneti, quali Mantenga, Bellini, Carpaccio Vecellio, si adoperarono più di altri in questa attenta ricerca, tanto che acquisirono grande maestria, che poi affascinò e influenzò col tempo il modo di numerosi altri artisti sia italiani sia stranieri.
Nuovi materiali e innovazioni tecniche accompagnarono questo periodo: si passò dal supporto quale la tavola in legno alla tela, con il grande vantaggio di permettere opere di dimensioni più grandi in quanto più leggere e trasportabili (e anche più durature). Tra i nuovi materiali troviamo i pastelli, la matita a sanguigna, fino alla più importante delle novità: la tecnica a olio. Quest’ultima fu inventata nei Paesi Bassi, attorno alla fine del 1400. La tecnica a olio permise una maggiore flessibilità cromatica, grazie alla morbidezza dell’impasto. Inoltre la tavolozza si ampliava di colori e sfumature, così da permettere una migliore rispondenza alle esigenze degli artisti nella ricerca minuziosa di emulare la realtà cromatica che li circondava.
L’olio permise anche una maggiore diffusione del tema del ritratto, oltre che migliorare notevolmente i paesaggi a cielo aperto.
Nella prima metà del 1400 il ritratto era molto richiesto dalla borghesia: per sottolineare il prestigio, per valorizzare la personalità, per idealizzare i lineamenti del viso e per cogliere gli aspetti interiori.
A sua volta il paesaggio, sempre rappresentato con prospettiva, diventò via via elemento onnipresente, tanto da essere affrescato sulle pareti e sui soffitti di palazzi e chiese, per espandere gli spazi interni, come a prosecuzione dello spazio naturale.
I temi sacri più calcati sono stati: la Natività, le Vergine e i Santi, la Vergine con il Bambino, la Crocifissione e la Resurrezione, il Giudizio Universale, l’Ultima cena e la Deposizione.
Masaccio (1401-1428) fu il primo tra gli artisti figurativi a rinnovare la pittura del Rinascimento. Egli partì dagli studi di Giotto, per inserire le figure dei sui dipinti in ambienti dove era palese un rapporto armonioso tra persone e oggetti. Purtroppo destino volle la sua morte a soli 27 anni, pertanto sono poche le sue opere rimaste: la Pala d’altare della Madonna col Bambino e Sant’Anna, la Crocifissione, la S. Trinità e gli affreschi della Cappella Brancacci in S. Maria del Carmine a Firenze. In quest’ultima Masaccio esperimenta per la prima volta in pittura la tecnica della prospettiva. Nell’opera Il Tributo le figure in primo piano sono posizionate in uno spazio che è circondato da paesaggio e sono dipinte con minuzioso chiaroscuro, che conferisce all’opera realismo e profondità. Nella Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre, la luce arriva da un’angolazione e punto ben focalizzato, colpendo in modo marcato le figure rendendone l’espressione dei volti molto drammatica.

Scultura

Finalmente nel Rinascimento la scultura tornò all’indipendenza rispetto all’architettura. Ripetiamolo, la figura umana era tra i soggetti preferiti: ben studiata anatomicamente e spesso in espressioni dinamiche. Altri stereotipi in uso erano: la tomba con la statua, le fontane da piazza o da giardino, i portali con scene in bassorilievo e i monumenti equestri.
Anche l’uso dei materiali beneficiò delle innovazioni: per i grandi monumenti si tornò alla fusione in bronzo, in particolare equestri. Con la terracotta dipinta si realizzavano sculture policrome (Luca della Robbia) e con il marmo si raggiunsero i massimi livelli di raffinatezza e potenza espressiva (Michelangelo).
Anche nella scultura, come nella pittura, si affrontò il tema della luce e dello spazio. La luce doveva contribuire a dare risalto ai soggetti rappresentati, attraverso l’arricchimento di ombre ben posizionate nell’opera.
Con Donatello (1986-1466) l’uomo diventò il soggetto preferito della scultura e fu rappresentato sia a bassorilievo sia a figura piena. I gruppi scultorei avevano sempre un elevato potere espressivo e emotivo.
Ai bassorilievi, sorprendentemente realistici come il Festino di Erode, Donatello affidò prospettiva e luce, per ottenerne profondità. Nel Festino, rilievo molto vario, il movimento è pronunciato, con diversi piani via via lontani.
Lorenzo Ghiberti nei suoi rilievi, per esempio La storia di Giuseppe (Formella della Porta del Paradiso, Battistero del Duomo – Firenze), riporta all’idea di spazio. Con una costruzione ampia e profonda dell’ambiente, riesce a valorizzare figure che sporgono poco dal piano.
Alla fine del 1400 troviamo mutamenti anche nella scultura, che diventa più autorevole, più sostanziale nel suo innalzarsi da sola senza la necessità di elementi a contorno della figura principale. I monumenti, i ritratti, le fontane sono più definite per consentire i giochi di luce e ombra, facendo così risaltare i dettagli e sottolineando l’espressività data da questi. Tra queste opere possiamo nominare il monumento a Bartolomeo Colleoni di Andrea Verrocchio, o l’intramontabile David di Michelangelo.

Leonardo da Vinci (1452-1519)

Intraprendente come il genio universale di Leonardo, abbiamo conosciuto pochi nella storia dell’umanità. Tuttavia, questo uomo, che ha sperimentato tutto il possibile, non ci ha lasciato grandi notizie della sua vita privata: «I miei avvenimenti sono i miei pensieri», afferma egli stesso. Di lui apprendiamo che è nato il 15 aprile 1542 a Anchiano, nei pressi di Vinci. Figlio di un notaio, ser Piero, e di una contadina, Caterina. Fino alla sua infanzia, 14 anni circa, visse a Vinci, per poi trasferirsi a Firenze, dove intraprese la sua splendida crescita artistica: pittore, matematico, fisico, scrittore. Lavorò anche per Lodovico il Moro, a Milano, poi a Roma, poi si trasferì in Francia. Studiò e sperimentò la natura e l’uomo, comunicando le sue scoperte e le sue esperienze attraverso un sublime linguaggio grafico-tecnico composto da quaderni di bozzetti, disegni e appunti. Introdusse la tecnica dello sfumato, per rendere più realistiche le figure dei dipinti, con contorni che fondono assieme all’atmosfera circostante. Questo particolare effetto era ottenuto grazie alla luce che avvolgeva le immagini e alla sapiente modulazione dei colori. La profondità che si otteneva nella rappresentazione fu chiamata prospettiva aerea. Queste caratteristiche sono in particolare evidenza nei dipinti della sua maturità artistica: la Gioconda, Vergine delle Rocce e S. Anna.

Raffaello Sanzio (1483-1520)

Per Raffaello arte significava in particolare armonia e perfezione e questo riuscì brillantemente a esprimere nella sua breve vita. L’estetica nei sui dipinti ha sempre una grande importanza: il colore e la luce brillano e le figure sono sempre meravigliosamente rappresentate con equilibrio e ritmo.
Dipinse molteplici Madonne e ritratti femminili. Nelle sue opere rappresentava lo spazio in modo semplice, con l’uso di strutture architettoniche, disegnate sempre adattando le regole della prospettiva e posizionando le figure sui diversi piani spaziali. Potremmo definire la decorazione con la tecnica dell’affresco nelle Stanze in Vaticano come l’opera più importante di Raffaello. Qui le scene, che celebrano il trionfo della Chiesa e glorificano la figura del Papa, sono cariche di prospettive architettoniche e di figure.

Michelangelo Buonarroti (1475-1564)

Eccelse sia in pittura sia in scultura sia in architettura. Anche per lui il centro delle opere era la figura dell’uomo. Tra le pitture, come opere a titolo d’esempio, ricordiamo la decorazione della Cappella Sistina a Roma. Nell’affresco, suddiviso in più riquadri, sono rappresentate le scene della Bibbia, figure di sibille e di profeti.
Nel Giudizio Universale, anch’esso nella Cappella Sistina nel Vaticano, Michelangelo dipinse una enorme scena di massa, dove figure umane nude si muovono in modo dinamico, quasi vorticoso. L’espressione dei volti, sottolineata dai contrasti di luce, e le potenti muscolature fanno risaltare l’angoscia dell’umanità.
Nella scultura egli commentò più volte la tragedia della cristianità con numerose Pietà (vedi anche manierismo), poiché il soggetto gli permetteva di esprimere il suo stato d’animo sensibile e il suo progressivo avvicinarsi a religiosità e religione.

Sitografia
Vai a questa pagina per conoscere la fonte dell'argomento: sitografia di Visibilmente




Rinascimento III:


Storia dell'arte:


Cronologia:



Segnalato da:

» Vedi tutti siti «
I siti dove Visibilmente è segnalato:






| Info | Copy | Contatti | F.A.Q. | Statistiche | Motore di ricerca interno | Mappa | TOP100 | Directory |
dal 2004 Visibilmente.com powered by Paolo Orlandini - Tutti i diritti sono riservati - è vietata la riproduzione totale e parziale.