Arte veneziana del 1500

La storia dell'arte: dal tardo Gotico al Barocco.

Arte veneziana prima e durante il 1500

Arte veneziana. Nella prima metà del '400 l'arte veneta ondeggiava tra il Gotico e gli ultimi influssi bizantini ancora alimentati dai rapporti mantenuti con il Medio Oriente, mentre le novità rinascimentali che Firenze andava proponendo stentavano a prendere piede. L'ambiente artistico era dominato da due famiglie, i Vivarini e i Bellini, che per buona parte del secolo monopolizzarono il mercato artistico con una produzione che si può definire seriale.
Nella seconda metà del secolo l'umanesimo archeologico del Mantegna da Padova (che sposò la figlia di Jacopo Bellini), gli interventi di artisti toscani quali Paolo Uccello, Agostino di Duccio, Andrea del Castagno, Leonardo da Vinci, di architetti come il Ghiberti, l'Alberti e Michelozzo, la grande sensibilità del più giovane della famiglia Bellini - Giovanni detto Giabellino - e la presenza di pittori nordici, crearono i presupposti per la nascita della grande pittura veneta, anche se l'innesto e la progressiva traduzione dei nuovi valori architettonici e scientifici nel tessuto culturale della città furono comunque lenti.
Certamente importante fu la presenza di Antonello da Messina, di formazione artistica fiamminga, il quale risalendo la penisola aveva conosciuto Piero della Francesca. Con tale bagaglio, dopo un soggiorno in laguna attorno al 1474, durato meno di due anni, sicuramente apportò ulteriori stimoli all'evoluzione della pittura veneziana, confrontandosi con due eccezionali colleghi quali Giovanni Bellini ed Alvise Vivarini.
Fu Tiziano l'artefice del successo internazionale della pittura veneta, diventando ritrattista e pittore prediletto di imperatori e signori, dominando per tutto il 1500 la scena da vero mattatore, sia per la sua indiscussa eccellenza artistica sia per la costanza nel perseguire committenti potenti. Nel secolo di Tiziano l'arte veneta dilagò divenendo un modello a cui ispirarsi per tutti gli artisti fiamminghi e tedeschi che potevano ammirare anche le opere di Jacopo Bassano, Paolo Veronese e del Tintoretto, mentre l'architettura del Palladio farà da riferimento per secoli negli edifici del nord Europa. Così i dipinti di grandi artisti come Lambert Sustris, Bartholomeus Spranger e Adam Elsheimer mostrano con chiarezza la loro ascendenza veneta i cui riflessi non si spensero neanche nel '600 barocco.

L'arte del vetro a Venezia

La qualità del vetro veneziano migliorò di pari passo con l'evolversi della cultura rinascimentale, ma questa produzione era già presente da qualche secolo. Possiamo supporre che il suo sviluppo sia stato favorito dall'arte del mosaico in auge da secoli nelle città limitrofe. Nel XIII sec. le fornaci saranno trasferite a Murano per questioni di sicurezza e furono controllate da uno Statuto del 1271 che ne regolerà l'attività commerciale. L'importanza assunta dalla produzione del vetro cavo è testimoniata dal riconoscimento del titolo nobiliare ai vetrai di Murano, che potevano così godere di un'autonomia particolare oltre che di un Libro d'oro simile a quello che regolava il Maggior Consiglio di Venezia, dove erano iscritte le famiglie più importanti.
La produzione consisteva in particolare in oggetti d'uso comune. Un discorso a parte meritano invece le tessere per il mosaico, tipica decorazione bizantina, che erano esportate nell'Esarcato di Ravenna, data la grande richiesta del periodo. Un'altra applicazione che si sviluppò velocemente fu l'imitazione delle pietre dure e del cristallo seguita dalla specialità, forse invenzione dei veneziani, di produrre lenti per occhiali (inizi del XIV sec.). Gli oggetti d'uso comune, perlopiù vetro cavo, saranno affiancati verso il 1400 dalla produzione di lusso, categoria che, essendo di grande valore economico, fu custodita e conservata. Ciò consente una datazione dei prodotti pervenutici che li colloca all'interno di un importante contributo per il Rinascimento, perchè i veneziani, che vivevano tra il mare e il cielo avevano un gusto particolare per il colore, identificabile nelle tinte e nei chiaroscuri usati dall'architettura e dalla scultura. Al vetro colorato con sfondi azzurri, rosso ametista, bianco opaco (lattimo) o verde smeraldo si aggiungono decorazioni pittoriche con una seconda cottura nel forno detto muffola, tecnica di probabile derivazione islamica.
Questa decorazione aveva uno scopo celebrativo di eventi come un matrimonio o un fidanzamento e talvolta per il culto religioso, consisteva in: ritratti, raffigurazioni mitologiche o allegoriche, impersonificazioni di virtù (la Fede, la Speranza, la Forza, ecc), amorini, cavalieri, dame e così via. Purtroppo non è possibile dare paternità a questi oggetti, perchè, come spesso rivela l'estetica di questa produzione, è la mente di un artigano e non quella di un artista a concepirli. Aggiungiamo però che proprio in quest'epoca alcuni maestri si specializzano nella decorazione e nella pittura e dall'isola di Murano arrivano pittori di notevole statura.
Alcuni, come Mocetto e Vivarini, affiancarono nella storia dell'arte veneziana i capiscuola come Bellini, tra loro alcuni si specializzano nel dipingere le vetrate, rinnovando questa tecnica e ridefinendone schemi e valori ereditati dal periodo bizantino. La cultura rinascimentale quindi non solo camminava a finaco dell'arte vetraria ma ne plasmava l'evoluzione. Inoltre, sia a Venezia sia a Padova, erano in fermento importanti centri di sviluppo e ricerca, dove gli artisti più importanti completavano la propria preparazione iscrvendosi alle scuole umanistiche e frequentando celebri scienziati dell'epoca. Fu così che l'arte vetraria acquisì una mentalità umanistica che scavalcò la pura abilità artigianale e che la nobilitò ancora una volta.
In questi anni il Barovier migliorò la tecnica di produzione del vetro cristallino: vetro incolore che era conosciuto dai tempi dei romani, ma che fu condotto dai veneziani alla massima perfezione. D'ora in poi il vetro trasparente comincia a comparire in coppe nuziali, tazze, calici, vassoi, piatti e altri oggetti eleganti, decorato con le tecniche già in uso per i fondi colorati, mentre per quanto riguarda l'oggetto della decorazione sono smessi gli elementi floreali e le immagini sacre e allegoriche a favore d'imprese araldiche dei personaggi a cui sono dedicati i pezzi (da ricordare le fiasche dei Bentivoglio e il calice detto Sforzesco).
Gli oggetti caratteristici con i quali il vetro trasparente si propone all'inizio del 1500 riprendono le forme della produzione in metallo e in ceramica, tipici sono: grandi coppe per fruttiere, piatti a coste, lampade a olio cilindriche, chiamate cesendelli (termine usato per quelle metalliche). Continua la produzione del vetro colorato, essendo grande la richiesta di tessere per mosaico e importante materia di scambio le pietre dure. Anche il lattimo ricopre un ruolo importante perchè sostituisce le maioliche e le porcellane orientali di cui non si conosceva il segreto di fabbrica.
Il 1500 è inoltre caratterizzato da una qualità media molto alta, anche la produzione detta "d'uso comune" è molto migliorata e pur non avendone che pochi segni la possiamo ammirare nei dipinti (le "Cene") di artisti quali: Andrea Mantegna, Marco Marziale e Carlo Crivello. È il momento per l'arte vetraria veneziana di riorganizzarsi, ciò avviene con il rinnovamento del vecchio Statuto che prende forma nel libro detto Mariegola (madre-regola).
Vi sono descritte le nozioni fondamentali: il comportamento dei vetrai è condizionato a una disciplina che riguarda: l'esecizio dell'arte, delle vendite, relazioni tra padrone e garzoni, il tirocinio...
La sorveglianza è rigida e regolata da un'apposita magistratura poichè ogni lavoro o arte ha una veste religiosa, i vetrai sono riuniti da una corporazione nel nome di S.Antonio.
In pieno 1500 continua il fenomeno di abbandono del colore, sia per il colore di sfondo sia per la decorazione, che deve cedere il passo alla materia più pura, il cui pregio è identificato nella forma. Per fare un parallelo con l'architettura questo è il tempo in cui è alla ribalta la purezza formale che si rispecchia nei modelli classici. Le forme sono tra le più eleganti, anche per gli oggetti d'uso comune il cui repertorio è vastissimo, perchè come già detto gli artigiani ripropongono in vetro produzioni in metallo e in ceramica.
Altre tecniche che nascono in questo periodo e che saranno portate a alti livelli sono: quella della filigrana o reticello, che è suggerita dal lattimo e usata come decorazione a risalto, quella del vetro a ghiaccio ottenuto immergendo il bolo incandescente in acqua fredda, la superficie risulta leggermente increspata e propone un effetto semi-opaco molto suggestivo.
Per quanto riguarda la decorazione è ripresa la tecnica detta graffito, che consiste in scalfiture leggere ottenute con una punta molto dura (diamante o pietra focaia) che tracciano un disegno, e la tecnica della decorazione a freddo: molto più facile e veloce della tecnica a smalto permette, oltre una gran quantità di applicazioni, di lavorare lontano dalle fornaci. In questo lasso di tempo, prossimo al XVI secolo, la decorazione a freddo prende frequentemente spunto, oltre che dalla pittura, dalla stampa contemporanea, talvolta ricopiata. Una delle fonti maggiori fu Marcantonio.
A Murano è attribuita un'importante invenzione dell'epoca: lo specchio. Alcuni studiosi sostengono che già gli antichi avessero sperimentato lo specchio vitreo, ma per secoli lo specchio conosciuto era quello metallico di acciaio o argento ben levigato, inoltre le fornaci muranesi erano già in grado di fornire lastre sul cui rovescio si applicava una foglia sottile di stagno legata al mercurio (amalgama); non sarà un articolo molto diffuso fino al Settecento, ma è un'importante realizzazione. Durante tutto il Rinascimento Venezia era un punto di riferimento per l'arte vetraria di tutta l'Europa, pur esistendo fornaci in molte città d'Italia la loro produzione non era che d'uso comune e solo due meritano una citazione particolare: Firenze e Altare.
A Firenze le fornaci di alto livello quasi competevano con quelle della laguna: erano protette da una legislazione protezionistica che rallentava l'importazione dei manufatti veneziani, imitati anche grazie al fatto che gli specialisti che fuggivano da Venezia (dove l'emigrazione era proibita) verso la corte dei Medici erano i benvenuti. Applicazioni interessanti, proprie delle fornaci di Firenze e Pisa, furono le fiasche con rivestimento in paglia (ancora oggi in uso) e i vetri medicinali e scientifici utilizzati per: provette, termometri, barometri e vasi medicinali.
Per quanto riguarda Altare le notizie storiche sono precise e dicono che in questo periodo l'arte vetraria era fiorentissima e anche se non abbiamo prove materiali sappiamo che i suoi vetrai erano riuniti sotto una corporazione: l'Università dell'arte Vitrea. Anche a loro era concesso un titolo nobiliare, ma non erano costretti a rimanere legati alla città e quindi Altare fu ricordata come fornitrice di maestranze in tutta Europa, questi buoni rapporti a livello europeo favorirono anche l'incontro con l'arte veneziana da cui i maestri di Altare non mancarono di prendere spunto.

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