Vento di venti

di Paolo Orlandini


Soffiando dolcemente lungo la mia fortezza,
hai incartato le mura di questo fiero castello.
Di ogni stanza hai spalancato il chiavistello,
finchè mi hai trovato inerte alla tua carezza.

Hai scoccato dardi sicuri e precisi verso la mia anima,
t’avvicini lentamente, sfiori e sussurri ardenti parole.
Parli di noi domani come se fosse ieri, quanto duole?
Commosso t’ascolto, mentre sanguina dolce la lacrima.

Cammini scalza sulle mie riflessioni e sui miei ideali,
lenta mi conduci sul mare con le tue maniere cordiali.
Mentre ti mostro le mie stelle, disteso sui miei ricordi,
dipingo i tuoi occhi di blu, desiderando i tuoi sguardi.

Bastardo il destino ci schiaffeggia, mettendo alla prova,
anch’esso colpisce sicuro, non curante di ciò che ritrova.
La tua paura si tramuta nel tuo silenzio, a me tanto caro,
l’ascolto fino all’ultimo sospiro, tremendamente chiaro.

L’amore non t’appartiene, ma ne destreggi bene l’arte,
hai un gran dolore, si sente, ma sei fiera, sicura, forte.
Fuggevole e inquieta come un toro nella torrida arena,
io a colpirti, maldestro, col tuo fidato arco, senza pena.

Convincimenti, insegnamenti, promesse, coincidenze,
il destino s’è scomodato solo per mostrarci referenze?
A quale disegno maestro s’è ispirato per farci toccare?
Sul serio vogliamo dargli a bere che possiamo barare?

Il vento accarezza di nuovo i venti di maggio,
spettinando i miei pensieri, a finestre aperte…
mentre mi rimbocchi bruscamente le coperte,
forse sperando che la notte mi porti coraggio.

Paolo Orlandini - venti maggio




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