Cervello in fumo, di nuovo Caino contro Abele.

di Paolo Orlandini

Polmoni di un fumatore e un non-fumatore a confronto diretto:
fumatorenon fumatore

Il processo di – cura – di una delle malattie più subdole dei nostri tempi e della storia sembra essere arrivato a una svolta. È realmente così?

Il 10 gennaio 2005 entrerà in vigore l’articolo n.51 della legge n.16/2003.

Le persone più accorte tra voi avranno certamente notato il sottotitolo dell’Art.51: "(Tutela della salute dei non fumatori)".
Questa è l’unica reale volontà quindi, tutelare i non fumatori. A mio avviso questa è un’altra sconfitta del buon senso.
Negli ultimi decenni diversi sono stati gli interventi dello Stato nei confronti della Salute del Cittadino italiano: introduzione del casco per i motociclisti, introduzione delle cinture di sicurezza, norme di sicurezza nei cantieri, la dismissione dell’amianto… solo per citare le più conosciute da tutti voi.
In questi provvedimenti MAI i rappresentanti dello Stato hanno fatto distinzioni tra i Cittadini, ottemperando all’articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana:
<<La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge…>>.
Nella politica di contrasto al fumo, invece, lo Stato, o, per meglio dire, chi lo ha rappresentato, ha sempre distinto tra fumatori e non fumatori, perdendo di vista il reale problema. A tal punto che tra i Cittadini appartenenti alle due “categorie” permane una continua dialettica conflittuale.
Il vero, l’unico problema, che anche questa volta non sarà affrontato, è che il FUMO è una malattia e che lo Stato, essendone venditore monopolista, è complice di questa diffusione. A noi cittadini non deve importare che siano limitati i danni presenti, con una serie di leggi che accerchiano il problema senza affrontarlo, ma che questi danni siano per sempre scongiurati. Le complicazioni tecniche che l’applicazione della L. 3/2003 porterà con sé, sono inammissibili per un Paese che si proclama a difesa della Salute. L’adeguamento dei locali per permettere che “gli altri” possano cagionare danno alla propria Salute è un inutile spreco di energie.
Il cittadino che oggi non fuma DEVE avere presente che, sino a che le sigarette saranno in commercio, la battaglia contro il FUMO non sarà conclusa. Perché questo DEVE essere lo scopo di tutta la dialettica e la legiferazione: eliminare il tabacco come si eliminò il vaiolo. Solo in questo modo i figli, i nostri figli, dei fumatori e dei non fumatori, potranno vivere in un mondo un poco migliore.
Da fumatore, auspico che i rappresentanti dello Stato si accorgano presto che quanto è stato messo in atto da quasi 30 anni di leggi in merito al fumo non è sufficiente. Che si accorgano di avere perso un’altra occasione per mostrare al mondo intero che l’Italia è un paese realmente evoluto e civile, dove si interviene in modo deciso per far fronte a un semplice problema che ammette una sola soluzione… Che attuino al più presto il bando del tabacco, tralasciando i faticosi e dispendiosi regolamenti attuativi per i locali dedicati ai fumatori e i controllori e le inutili sanzioni… e i balzelli sul tabacco. Questo è fumo negli occhi del Cittadino: questi soldi sono spesi invano e possono essere altrimenti dedicati per tutti i Cittadini, per opere di più larga utilità pubblica. Poco importa che sia il ristoratore o il datore di lavoro a sostenere in prima battuta i costi dei locali, non illudetevi, questi costi saranno sostenuti da tutta la società.
Da fumatore, auspico che i non fumatori abbiano il buon senso di riconoscere che la sigaretta è una droga, che il fumo è una malattia e che lottino realmente contro essa prima che contro il fumatore e, anzi, che aiutino concretamente e attivamente il fumatore a smettere prima che, in attesa di una legge che mai sarà, il tabacco sia vietato.
Non fumatore, non accontentarti di avere uno spazio sano, il pericolo è ancora in agguato, per i nostri cari, per i nostri figli. Potrai anche essere sicuro in cuor tuo che non accenderai mai una sigaretta, ma non lasciare che un tuo caro o tuo figlio possa trovarsi domani di fronte a questa scelta. Questa legge non è la fine di una lunga storia, ne è solo un amaro capitolo. Non compiacerti quindi di essere finalmente libero del problema, il FUMO non è stato vietato, il FUMO è stato REGOLATO, ma NON VIETATO. Immagino che anche tu come me, avresti preferito sapere che dal 10 gennaio 2005 gli scaffali delle tabaccherie sarebbero stati svuotati di questo veleno che porta il bollo dei MONOPOLI FISCALI.
Paolo Orlandini - 01-01-2005

Alcuni interessanti documenti riguardanti il fumo e la lotta contro esso.

La Repubblica: Foto choc sui pacchetti. (spendere risorse senza affrontare il problema)
Rai News: Foto choc sui pacchetti.
La Repubblica: Spot choc.
www.iononfumo.it (credo servano ben poche presentazioni...)

L'ultima statistica (http://www.cesda.net/index.php)

(fonte: centro studi ricerche e documentazione su dipendenze e aids (Ce.S.D.A.))

Gli italiani che fumano sono sempre meno:
Il 26,2% degli adulti contro il 27,6% del 2003 e il 29% del 2001.
Il 55,3% consuma più di 15 sigarette al giorno.

Giovani colpiti dalle scritte sui pacchetti.
"A smettere di fumare sono di più gli uomini, mentre rimane stabile un trend delle fumatrici" osserva Pierluigi Zuccaro, direttore dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'ISS .
In leggero aumento anche la percentuale di chi riesce a smettere (il 2% in più rispetto allo scorso anno) e la maggioranza (oltre il 90%) è riuscita nell'intento senza dover ricorrere al supporto farmacologico o psicologico, un risultato che è senz'altro frutto dell'azione programmatica del ministro per migliorare gli stili di vita degli italiani.
Qualche effetto, soprattutto sui giovani hanno avuto anche le nuove scritte sui pacchetti di sigarette, hanno 'colpito' soprattutto nella fascia d'età che va dai 15 ai 24 anni, tanto che a ricordare la frase "il fumo uccide" è il 90% del campione, inferiore di poco alla percentuale degli anziani (93%) che la ricorda.
Tuttavia, se è vero che i fumatori italiani diminuiscono, va anche detto che le donne “resistono”. Un' indagine Doxa commissionata dall'Istituto Superiore di Sanità ha dipinto il rapporto tra gli italiani e le sigarette, registrando, oltre a un calo dei fumatori maschi e a una certa stabilità delle fumatrici, un decremento, per la prima volta in 20 anni delle vendite di sigarette e una sorta di “buona disposizione” nei confronti dei divieti di fumare, a cui è favorevole l'86,8% dei fumatori stessi.
Non mancano, infine, i tentativi di abbandonare definitivamente il vizio, non ultimo per poter tornare a gustare pienamente i sapori della buona tavola. Il 54,5% di chi fuma ritiene, infatti, che il fumo alteri il gusto, e ben il 45% è consapevole della possibilità di apprezzare maggiormente i cibi dopo solo 2-3 giorni dalla cessazione di tabacco.
Il dato già citato del 26,2% della popolazione adulta che fuma, rappresenta in realtà la percentuale più bassa registrata nel 1957: il 30% degli uomini ed il 22,2% delle donne.
A diminuire sono soprattutto gli uomini, passati dal 33,2% del 2003 al 30% del 2004
Al Sud dominano i fumatori, al Centro le fumatrici. La più alta percentuale di uomini che fuma si trova, infatti, nel Meridione (32,9% contro il 32,5% del Centro i il 26,5% del Nord), mentre le donne sono più numerose al Centro (25% contro il 22,2% del Nord e il 21,3% del Sud).
Inoltre, nel 2004 il 18% dei tentativi messi in atto per smettere di fumare ha avuto successo. nel 2003 erano il 16,6%. a tentare di smettere almeno una volta è stato il 41,6% degli italiani (nel 2003 era il 40,6%). La maggioranza del campione, il 90,4% è riuscito a smettere senza ricorrere ad alcun supporto, appena lo 0,8%, invece, ha avuto bisogno sia di farmaci che dello psicologo.
Per la prima volta negli ultimi 20 anni, le vendite delle sigarette sono calate dell'1,3%.
L'indagine ha infine analizzato le potenzialità di una politica basata sull'aumento dei prezzi come deterrente per invitare la gente ad abbandonare le sigarette. Il risultato non è incoraggiante: la maggioranza del campione, infatti trova la misura del tutto inutile.
10 Agosto 2004

Cosa assorbe il corpo fumando:

(Fonte: opuscolo “Piccola guida per il successo”-Lega Italiana per la lotta contro i Tumori)
  • Nicotina: crea una fortissima dipendenza fisica e psicologica
  • Monossido di carbonio: ostacola l'azione dei muscoli e del cervello
  • Arsenico e derivati del cianuro
  • Acetone
  • Formaldeide: un gas irritante adoperato per la lavorazione di stoffe, carta, legno e coloranti
  • Catrame: si deposita nei bronchi e nei polmoni e può causare tumori
  • Ammoniaca
  • Additivi chimici (acido silicico, carbonico, acetico, formico, benzoico; diossido di titanio; prodotti sbiancanti delle ceneri; acceleratori di combustione, ecc.)
  • Polonio 210: una sostanza radioattiva. Fumare 30 sigarette al giorno equivale, in un anno, a 300 radiografie al torace
  • Tante altre sostanze irritanti, tossiche e cancerogene


Vizi privati e pubbliche entrate

(Fonte: Nicola Baldoni - www.gazzettapolitica.it )
Dipendenze.
Come recitano le scritte listate a lutto sui pacchetti di sigarette: «Il fumo causa più vittime degli incidenti stradali». Le mille ipocrisie economiche, sociali, culturali e di Stato che ruotano intorno al tabagismo.
Tutti i paradossi, i luoghi comuni, le ipocrisie che possediamo su droghe e dipendenze li urtiamo parlando di tabacco. Se la pericolosità di una droga la fa il numero delle vittime al tabacco spetta il posto d’onore. In Italia fa contare 95.000 mila morti all’anno, contro i 30.000 dell’alcol e i 500 dell’eroina.
La nicotina è classificata come droga dall’Oms, eppure le sigarette sono un normale bene di consumo. Nel nostro paese il 25,9% della popolazione adulta ne fa uso, cioè circa 13 milioni di persone. Lo Stato incassa 17mila miliardi dalla vendita di sigarette (pari al 74% del prezzo di ogni singolo pacchetto) ma il costo sociale delle malattie collegate al tabacco, da quelle cardiovascolari ai tumori, è un macigno sulla sanità pubblica. Sempre lo Stato fa campagne per la prevenzione ma contemporaneamente finanzia i coltivatori di tabacco.
Trasparenza e correttezza.
L’ipocrisia sul tabacco non è una colpa di cui ci si può liberare buttandola sulle sole spalle dello Stato. Tutti abbiamo un amico o un familiare che ha patito i danni del fumo, fino alla malattia o alla morte, ma se incontriamo un barbone con la bottiglia, ci fa paura, se vediamo un fumatore no. Anzi, probabilmente, gli chiediamo da accendere. Se si parla con chi fa uso di sostanze psicotrope, non è raro scoprire una competenza da microbiologo sugli effetti degli stupefacenti e una preparazione da storico della medicina su provenienza, passato e futuro delle droghe. Al contrario, chi fuma, e significa che tra le 10 e le 40 volte al giorno porta una sigarette alle labbra, non ha la più pallida idea di cosa stia respirando. Ogni prodotto alimentare ha un’etichetta che segnala gli ingredienti, i pacchetti di sigarette no.
Dopo le cause miliardarie che hanno colpito le multinazionali americane, dove venne chiesto ed ottenuto il più alto risarcimento della storia della giurisprudenza statunitense, ovvero 145 miliardi di dollari, i produttori hanno iniziato a dichiararli. Durante il processo si difesero dicendo che non sapevano, che ignoravano i danni e vennero smascherati. Così ora, cercando bene nei siti della Philip Morris, della Brown & Williamson, o della Eti (Ente Tabacchi Italiani, ex Monopoli di Stato) se ne può ritrovare l’elenco. Ma con una notevole dose di ipocrisia, classificano gli ingredienti come aromi, senza spendere parola sulla loro funzione. Aggiungono anche la provenienza, mele, carote et etc, ma non dicono a cosa servono. Per esempio cacao e liquirizia aiutano sì ad arrotondare il sapore del tabacco, ma principalmente dilatano i bronchi. Permettono alla nicotina di arrivare più in profondità, ovvero di contagiare con più forza le cellule e aumentano la dipendenza. La resa pubblica di questi dati poi, obbligata per legge e vantata come operazione di trasparenza, più che a proteggere il consumatore, serve alle industrie per tutelarsi in caso di giudizio. Dopo la tecnica delle tre scimmiette, si è passati a quella dell’ "uomo avvisato mezzo salvato ".
Le sostanze dannose che entrano in circolo quando si fuma sono circa 5000. La Lega Italiana Tumori ricorda che chi ha iniziato a fumare nell’adolescenza rischia di perdere 22 anni di vita rispetto alle normali aspettative. L’elenco dei danni è un bollettino di guerra: "difficoltà circolatorie, minor nutrimento per i tessuti, sangue meno ossigenato, ingiallimento della pelle, caduta dei capelli, invecchiamento precoce, ridotta capacità respiratoria, accumulo di muco nei bronchi, bronchite cronica, enfisema; negli uomini viene ridotto il numero di spermatozoi vitali, nelle donne quello degli ovociti, fa aumentare di 70 volte il rischio di malattie mortali, eleva il rischio di infarto del miocardio e di ictus, è nell’85-90% dei casi la prima causa dei tumori polmonari".
Un racconto entusiasta.
Paradossi non meno gravi si incontrano se osserviamo il tabacco dal punto di vista economico. I produttori, le associazioni dei tabaccai, gli ex monopoli di stato, si presentano al pubblico nelle pubblicazioni che sponsorizzano, nelle manifestazioni culturali e sportive che promuovono, raccontando la storia, la civiltà del fumo, l’orgoglio di chi produce reddito per sé e per la nazione. Garibaldi in testa, narrano dei personaggi che hanno segnato la politica e la cultura del nostro paese e che si accompagnavano a sigarette e sigari, e pubblicizzano le attività fatte per prevenire la diffusione e il consumo. Ha un che di ridicolo, è un po’ come se l’Opec facesse propaganda alle biciclette. Un esempio è la campagna Tu-io promossa dall’Asso tabacco, l’associazione che federa i produttori di tabacco. La campagna consisteva nell’affissione di un adesivo all’interno delle tabaccherie che ricorda ai giovanissimi che non possono acquistare le sigarette.
Così la reclamano: "Nata nel 1996 dal senso di responsabilità dell’industria e dei venditori al dettaglio, la campagna si incentra su un messaggio, semplice e diretto: "se hai meno di 16 anni TU non devi comprare, IO non posso vendere..." Questa campagna si legge "pone l’Italia all’avanguardia nel contesto legislativo europeo". Ciò in osservanza di un regio decreto del 1934. Bisognerebbe poi ricordare che alle attività di prevenzione si accompagnano le sponsorizzazioni dei campioni di motociclismo e automobilismo, che sono miti per i ragazzi. La Malboro da alla Ferrari ogni anno più di 70 milioni di euro.
È poi francamente grottesco leggere le dichiarazioni orgogliose come quelle dell’Eti, che nella sezione Mission del suo sito, pone come primario obbiettivo: "il costante miglioramento della qualità dei prodotti e dei servizi offerti alla clientela per consolidare e sviluppare la posizione di mercato; l’aumento dei livelli di efficienza e di produttività per un competitivo presidio dei business core". Tutto ciò per una merce che porta al cancro. Anche il luogo comune che il tabacco porti benessere economico va ridimensionato.
Sempre l’Eti racconta entusiasta: "Abbiamo deliberato l’assegnazione all’Azionista di dividendi per un valore di 46,9 milioni di Euro. L’esercizio 2002 che ha rappresentato per il gruppo Eti l’anno di sostanziale completamento del processo di ristrutturazione avviato nel giugno 2000, si è chiuso con un utile netto ante imposte di 92 milioni di Euro": ma ha anche in tre anni quasi dimezzato i dipendenti, passando dai 7000 del 2000, ai 3900 del 2002.
Prevenzione e controllo sono assai difficili, perché il tabacco è una dipendenza che si integra perfettamente con ogni gesto della vita quotidiana: si fuma mentre si guida, mentre si prende il caffè, mentre si mangia o si cammina. Azione impossibile con le altre droghe. E con il tempo si sa adattare ai mutamenti sociali. Se nel 1875, anno a cui risale la prima indagine sul consumo di tabacco in Italia, le sigarette costituivano l’1,9% di tutti i tabacchi consumati rispetto a sigari, tabacchi da fiuto o da masticare, etc… oggi le sigarette sono salite al 98,6% dei consumi. Così è accaduto per le fumatrici, che proporzionalmente all’emancipazione femminile, sono cresciute del 60% negli ultimi 20 anni e la quota delle grandi fumatrici, che cioè consumano più di 20 sigarette al giorno, è addirittura triplicata.
Libertà e censura.
Una recente ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità ha monitorato 2.184 ore di programmazione Tv. Ha rilevato che il "71% delle azioni-fumo è associato al successo, alla seduzione, alla convivialità e alla concentrazione" il che comporta un’evidente persuasione ed invito al vizio per lo spettatore. Così conclude: "sarebbe auspicabile che il parlamento discutesse sulla necessità di varare interventi legislativi per controllare la presenza del fumo nei film, fiction, cartoon e video musicali".
È sacrosanto proteggere i minori dalla pubblicità indiretta, ma l’idea di imporre ad un prodotto culturale quali temi, quali gesti può rappresentare è assurda. Non a caso le associazioni dei fumatori ricordano, con malcelato orgoglio, che il primo stato a portare avanti una seria e capillare campagna anti fumo fu la Germania di Hitler.
Vero è che viviamo in città inquinate, che abbiamo stili di vita deleteri per la salute, che non sappiamo come venga prodotto ciò che mangiamo e beviamo, e la sigaretta si offre come un capro espiatorio perfetto di patologie che nascono da devastazioni ambientali ben più gravi, ma è altrettanto vero che il tabacco è l’unica droga per cui funziona malamente l’alibi del libero arbitrio, accampare il diritto a farsi male.
Se cocaina, ecstasi, alcol, portano danni solo a se stessi, ogni volta che si fuma in luoghi pubblici il proprio vizio presenta il conto alla salute del prossimo. Vero è, per fare il conto finale delle ipocrisie, che chi sta scrivendo questo pezzo abbia una sigaretta sulla mano destra.


Menù Scritti:


Menù Artigianato:





Segnalato da:

» Vedi tutti siti «
I siti dove Visibilmente Ŕ segnalato:






| Info | Copy | Contatti | F.A.Q. | Statistiche | Motore di ricerca interno | Mappa | TOP100 | Directory |
dal 2004 Visibilmente.com powered by Paolo Orlandini - Tutti i diritti sono riservati - è vietata la riproduzione totale e parziale.