Karl Popper: La scienza è il cimitero delle idee sbagliate

di Paolo Orlandini

Karl Popper affermò che «La storia della scienza è il cimitero delle idee sbagliate».
Per scienza s’intende quell’insieme di attività umane, di tipo teorico e pratico, finalizzate ad una sempre più vasta e profonda conoscenza del mondo naturale. La scienza è un fenomeno le cui regole di sviluppo interno sono molto complesse: su di esse incidono profondamente la storia delle istituzioni scientifiche, filosofiche, religiose e sociali. Non ha senso, quindi, guardare al passato della scienza come ad una tavola riassuntiva di singoli avvenimenti di successo. Sono molto importanti anche le deviazioni e gli ostacoli in cui la scienza si è imbattuta. Il più clamoroso di questi ostacoli fu la Santa Inquisizione, sia per la portata storica sia per la crudeltà con la quale la Chiesa ha applicato questa ostruzione. Tra l’altro, solo pochi anni fa, con circa cinquecento anni di ritardo, il Papa ha chiesto ufficialmente scusa per quanto la Chiesa ha eseguito in quel -periodo buio-.

La scienza nel novecento ha inoltre beneficiato delle analisi di una epistemologia particolarmente sensibile alla definizione dei caratteri metodologici.
L’incontro tra filosofi e storici della scienza ha messo in luce l’impossibilità di separare istituzioni, osservazioni e scoperte dalle teorie. Quando lo scienziato si accosta ai fenomeni e li interpreta, è mosso, più o meno esplicitamente, da motivazioni di carattere teorico, siano queste idee del senso comune o siano concetti concatenati rigorosamente in un sistema logico. Per questi motivi non c’è più ragione di pensare che la storia della scienza sia un progressivo accumulo di dati certi rispetto al passare del tempo, né tanto meno che la scienza attuale sia l’esito di verità acquisite una volta per tutte rispetto ad un passato di errori e di incertezze. Non sono solo le teorie e le conoscenze sperimentali a cambiare, ma è l’idea stessa di scienza che si trasforma nei diversi ambiti storici.

La filosofia della scienza studia gli elementi connessi all’indagine scientifica al fine di valutarne la validità conoscitiva o, per meglio dire, definire ciò che è scientifico. Questo tipo d’interpretazione filosofica è andata mutando in rapporto all’evoluzione delle scienze e della filosofia. Karl Popper, filosofo austriaco (Vienna, 1902), è uno tra i maggiori epistemologi "contemporanei". Egli è l’iniziatore di un indirizzo di pensiero noto come “razionalismo critico”. L’impulso a tale pensiero deriva essenzialmente dal crollo del mito positivistico secondo cui la scienza avrebbe già fondato un metodo valido per arrivare alla verità: il principio della verificabilità empirica.
Quest’ultimo si può riassumere nel seguente modo:
dato che nessun enunciato generale può essere verificato in modo definitivo per via induttiva, ossia attraverso singole prove empiriche, si ammetteva che il criterio per stabilire la verità o la falsità degli enunciati scientifici dovesse essere il grado di conferma empirica, o di probabilità.

Karl Popper ha criticato tale principio partendo anch’egli dall’idea che l’enunciato scientifico non è mai verificabile, ma si è accorto che, mentre un numero estremamente grande di prove positive non è in grado di verificare definitivamente una proposizione universale, è sufficiente una sola prova negativa per invalidare tale enunciato. Esiste una asimmetria fra conferma e confutazione: è molto più facile confutare un’ipotesi che confermarla. Ecco perché, secondo Popper, il criterio di demarcazione non può essere individuato nella verificabilità, bensì nella falsificabilità delle teorie. Lo scienziato deve allora indicare i “falsificatori potenziali” ossia quegl’elementi che sarebbero in grado di rendere falsa la sua teoria.

In tale pensiero, l’esperimento non serve più per confermare la teoria, ma serve per controllare se la teoria è falsa. Se una teoria non è associata a nessun falsificatore potenziale non è falsificabile e quindi non può essere ritenuta una teoria scientifica. Il controllo effettuato attraverso i falsificatori si arresta solo quando la teoria non è in grado di superare uno di essi. La teoria è allora scartata e collocata nel “cimitero delle idee sbagliate”. Alla teoria resa falsa dall’ultimo esperimento, subentrerà una nuova teoria in grado di superare sia i falsificatori superati dalla vecchia teoria sia l’ultimo esperimento. Alla nuova teoria si applicheranno altri falsificatori sino a che tale teoria non risulterà falsa.

In sostanza Karl Popper dice che l’esperimento ci aiuta solo nel caso in cui la teoria è falsa, ma se la teoria non è falsa non è assolutamente detto che sia vera. Da questo pensiero nasce l’esigenza di una infinita ricerca riguardo a teorie non-false, ma falsificabili. Tramite i falsificatori si risale a quanto più preciso possibile riguardo al mondo. Il progresso consiste nel formulare via via nuove teorie che hanno un alto grado di falsificabilità. È sempre presente, però, la consapevolezza , che non esiste una verità assoluta. La scienza, infatti, non stabilisce la definitiva verità di alcuna teoria, ma solo la falsità di alcune teorie, da essa vagliate. Per questo, secondo Popper, “la storia della scienza è il cimitero delle idee sbagliate”.

Paolo Orlandini - 31-03-2005


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