I calendari con santi, onomastici e festività


La maggior parte dei paesi mondiali utilizza ufficialmente il calendario gregoriano, che prende nome da papa Gregorio XIII. Tramite la bolla papale «Inter Gravissimas» nel 1582 papa Gregorio lo introdusse quale modifica al precedente calendario giuliano.
Il calendario gregoriano è un calendario su base solare, cioè calcolato per mezzo delle stagioni. L'anno del calendario è composto da 12 mesi di diversa durata, con un totale di 365 o 366 giorni. Gli anni composti di 366 giorni si presentano con una cadenza di 1 ogni 4 e sono detti bisestili.
L'anno bisestile è necessario per poter riallineare il calendario al ciclo rivoluzionario della Terra attorno al Sole.

Santi e onomastici:


Secondo la tradizione cristiana a ogni giorno dell'anno è associato un santo al quale riferirsi per festeggiare anche l'onomastico, cioè la corrispondenza del proprio nome di battesimo. Il calendario dei santi è nato per organizzare l'anno liturgico e le festività cristiane. È così possibile visualizzare facilmente il santo del giorno.
Inizialmente la funzione era la commemorazione di anno in anno dei martiri nello stesso giorno della loro morte. Questo giorno era chiamato Dies Natalis, in quanto gli si attribuiva un valore maggiore, quello della «nascita alla vita eterna». Così è infatti, per come ancora oggi ricordiamo questi martiri. In seguito santi, beati, martiri e personalità riconosciute aumentarono, fino a occupare largamente tutti i giorni dell'anno.
È ancora poco diffusa l'usanza di nominare i bambini col nome del santo commemorato nella loro data di nascita o di battesimo. I cristiani, sia cattolici sia ortodossi, festeggiano ancora oggi con attenzione il loro onomastico, cioè il giorno della commemorazione del santo di cui portano il nome.
  • Calendario anno 2008;
  • Calendario anno 2009;
  • Calendario anno 2010;
  • Calendario anno 2011;
  • Calendario anno 2012;
  • Calendario anno 2013;
  • Calendario anno 2014;
  • Calendario anno 2015;
  • Calendario perpetuo
  • Calendario annuale a uso ufficio;


  • Vuoi sapere quando cade Pasqua?;
  • Vuoi sapere se l'anno è bisestile?;

  • Anno solare o anno tropicale

    Si dice «anno solare» oppure «tropico» o ancora «anno tropicale» il tempo che intercorre tra due passaggi consecutivi del Sole dall'equinozio di primavera, cioè il ciclo completo delle stagioni. L'anno solare ha una durata di 365 giorni 5 ore 48 minuti e 45 secondi, diverso dai 365 giorni attribuiti convenzionalmente al calendario civile. Il 29 febbraio, negli anni bisestili, serve proprio per poter recuperare il passo dell'anno solare.
    Il nostro calendario civile è molto simile a quello che era utilizzato in Egitto. La durata dell'anno egiziano era di 365 giorni, suddivisi in 12 mesi di 30 giorni e con 5 giorni complementari aggiuntivi.
    Ai giorni di Romolo, a Roma nel VIII secolo a.C., l'anno civile era composto da 304 giorni, suddivisi in 10 mesi, di cui 4 mesi da 31 giorni e 6 da 30 giorni. Il nome dato ai 10 mesi concideva al nome usato ancora oggi ai mesi da marzo a dicembre. Gennaio e febbraio non esistevano in quanto l'anno iniziava a marzo.
    Julius (cioè luglio) era inizialmente chiamato Quintilis, cioè «quinto mese», ma fu cambiato dal tribuno Marco Antonio per rendere onore a Giulio Cesare, il quale era nato nel mese di luglio.
    Augustus (cioè agosto) era inizialmente chiamato Sextilis, cioè «sesto mese». Fu Cesare Augusto che lo modificò, a seguito delle vittorie e della fine delle guerre civili avvenute nel mese di agosto.
    Allo stesso modo settembre era il settimo mese, ottobre l'ottavo, novembre il nono e dicembre il decimo.
    Lo studioso bramino indiano Bal Gangadhar Tilak, ipotizzò nel 1903 che il calendario romano di 10 mesi fosse nato a opera di una popolazione originaria dell'Artico. Nell'Artico la notte polare dura ben due mesi, giustificando il mancato conteggio di quei giorni col fatto che in quei due mesi il sole non sorgeva.
    Tilak, nel saggio dal titolo «La dimora artica dei Veda», espose la sua teoria sul fatto che gli antichi romani potessero aver ereditato il calendario dalla popolazione indoeuropea Veda. I veda sarebbero vissuti nelle vicinanze del Polo Nord quando ancora il clima in quella zona era mite.
    Quando i Veda migrarono a Sud, causa il cambiamento climatico, mutarono anche il calendario adeguandolo alle nuove stagioni.
    Numa Pompilio, secondo re di Roma, inserì gennaio e febbraio in modo da portare l'anno a 355 giorni, che sono l'equivalente di 12 mesi lunari, o lunazioni, cioè l'«anno lunare», composto di 354 giorni, 8 ore, 48 minuti e 26 secondi.
    Questa modifica comportò in breve tempo una marcata divergenza tra l'andamento delle stagioni e quello dell'anno civile. Per ovviare a questa divergenza, fu utilizzato un tredicesimo mese, alternativamente di 22 o di 23 giorni. Tuttavia i pontefici, che erano incaricati di disporre il tredicesimo mese nel momento e nella durata adeguati, abbreviavano e allungavano l'anno a loro piacimento, sostenuti da scopi politici.

    Il calendario giuliano

    Finalmente, nel 46 a.C., Giulio Cesare, consigliato dell'astronomo alessandrino Sosigene e da filosofi e matematici, riformò il calendario. Procedette nel seguente modo:
    - assegnò la durata di 445 giorni all'anno 708 di Roma (46 a.C.), definendolo «ultimus annus confusionis»,
    - stabilì che da lì in avanti la durata dell'anno sarebbe stata di 365 giorni,
    - stabilì che ogni 4 anni si sarebbe dovuto aggiungere un giorno complementare. L'anno di 366 giorni fu chiamato bisestile, poichè il giorno aggiuntivo cadeva 6 giorni prima delle calende di marzo, raddoppiando cioè il 23 febbraio. Era chiamato «bis sexto die ante Kalendas Martias», ovverosia «nel doppio sesto giorno prima delle calende di marzo».
    Con questa riforma l'anno rimase suddiviso in dodici mesi, di 31 o 30 giorni, mentre febbraio ne aveva 29, oppure 30 quando l'anno era bisestile.
    Fu in questo momento che gennaio e febbraio si trasformarono nei primi due mesi dell'anno, invece degli ultimi. In questo modo il calendario diventò molto simile a quello degli Egizi, trasformato da lunisolare a solare.
    Già dalla sua prima applicazione il calendario giuliano fu mal interpretato, infatti nel 44 a.C., dopo la morte di Giulio Cesare, per errore furono inseriti anni bisestili ogni 3 anni invece che ogni 4 anni. Fu Augusto a porvi rimedio, ordinando che nei successivi 3 anni, quanti erano stati gli errori sino all'8 a.C., fossero omessi gli anni bisestili, per riallineare il calendario.
    Fu in quegli anni che il Senato battezzò col nome Augustus il mese Sextilis e che dispose che agosto avesse lo stesso n. di giorni di Julius, luglio, in memoria di Giulio Cesare.
    Per ottenere questo fu sottratto un giorno a febbraio, che quindi terminò a 28 giorni, per aggiungerlo a agosto. Inoltre, onde evitare che ci fossero 3 mesi consecutivi aventi 31 giorni, furono scambiati il n. dei giorni degli ultimi 4 mesi dell'anno.

    Il calendario gregoriano

    L'anno solare differisce, anche dopo la riforma giuliana, di circa 11 minuti rispetto ai 365 giorni e 1/4 (bisesto). Vale a dire che ogni 128 anni si accumulano differenze pari a circa un giorno, o l'equivalente di 3 giorni ogni 400 anni. Per questa ragione papa Gregorio XIII nel 1582 introdusse una nuova riforma, sostenuta da nomi di spicco come il medico calabrese Aloysius Lilius (Luigi Giglio o Lilio), il matematico gesuita Christopher Clavius e il matematico perugino padre Ignazio (Carlo Pellegrino Danti).
    La riforma gregoriana definì che gli anni secolari non divisibili per 400 non dovevano essere bisestili (quando previsto dal calendario giuliano), cioè dovevano avere 28 giorni nel mese di febbraio. Ciò significa che tutti gli anni che terminano con due zeri e sono divisibili per 4 NON sono bisestili.
    Dal giorno della riforma gregoriana contiamo tra gli anni secolari bisestili il 1600 e il 2000, mentre contiamo tra gli anni secolari NON bisestili il 1700, il 1800 e il 1900.
    Facendo un conteggio, mentre il calendario gregoriano conta 97 anni bisestili nel corso di 400 anni, il calendario giuliano ne conta 100.
    Ogni 400 anni, quindi, vi sono 97 giorni in aggiunta ai 365 abituali. Contiamone con precisione i secondi:
    97 giorni x 24 ore x 60 minuti x 60 secondi = 8.380.800 secondi
    dividendo questo numero di secondi per 400 (l'intero ciclo), otteniamo una media annua di 20.952 secondi.
    20.952 secondi equivalgono a 5 ore, 49 minuti e 12 secondi, quindi l'anno civile gregoriano medio risulta di 365 giorni, 5 ore, 49 minuti e 12 secondi, con una differenza di soli 26-27 secondi in eccesso dall'anno solare.
    In altre parole, c'è una differenza di un giorno ogni 3000 anni, oppure 3 giorni ogni 10.000 anni. Un'approssimazione che sarebbe trascurabile...
    Tuttavia Antonino Zichichi, nel suo saggio «L'irresistibile fascino del tempo», cita la regola del «calendario perfetto»: i giorni dell'anno sono 365, più uno ogni quattro anni, meno tre ogni quattro secoli e meno tre ogni diecimila anni.
    Antonino Zichichi coglie il suggerimento di John Herschel (1792-1871) di NON considerare bisestili, quando per il calendario gregoriano dovrebbero esserlo, gli anni 4.000, 8.000 e 12.000.
    A rigore matematico nel modo descritto da Zichichi si toglierebbero solamente 2 giorni e mezzo ogni 10.000 anni invece dei 3 giorni necessari. Per togliere in modo preciso 3 giorni ogni 10.000 anni occorrerebbe NON considerare bisestili sia gli anni multipli di 4.000 sia gli anni multipli di 10.000.
    In questo modo NON sarebbero bisestili gli anni 4.000, 8.000, 10.000, 12.000, 16.000, 20.000...

    Correzioni e diffusione

    Durante la riforma gregoriana furono corretti gli errori che erano stati accumulati in passato: il giorno successivo a quello di giovedì 4 ottobre 1582 diventò venerdì 15 ottobre, facendo un salto di 10 giorni. Il periodo fu selezionato in quei dieci giorni in quanto non vi erano ricorrenze solenni.
    Il calendario gregoriano si è diffuso nella maggior parte degli stati civili, ma in modo molto graduale.
    Tra i ritardatari: Germania (1775), Gran Bretagna (1752), Svezia (1753), Russia (1918), Giappone (1873), Cina (1812 e 1949).

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