Gomma per cancellare,

dal "cahuchu" (cautchouc o caoutchouc) al sintetico

Etimologia e origini:

La raccolta del lattice naturale dall'albero della gommaL'origine della parola gomma deriva dal latino tardo gumma(m) (per il classico cummi e poi gummi), che a loro volta derivano dal greco kómmi, di origini egiziane (kami).
La storia della gomma naturale risale a parecchi secoli fa. La materia prima, il lattice, è ricavata da un vegetale chiamato l'albero della gomma, che secerne questo liquido spontaneamente.
I primi utilizzi del lattice si devono agli indigeni del Sudamerica, che lo chiamarono "cahuchu" (cautchouc o caoutchouc) - letteralmente "legno piangente" -, da cui deriva la parola comunemente usata "caucciù".
A partire dal XVI secolo risalgono i primi racconti riguardanti un liquido lattiginoso bianco che, fatto essudare per incisione dell'albero, seccandosi formava una densa massa elastica.
Gli indigeni hanno utilizzato per lungo tempo questo materiale allo stato puro per impermeabilizzare gli indumenti e per formare attrezzi che richiedessero una notevole elasticità.

L'arrivo della gomma in Europa:

Al tempo dell'esplorazione del Nuovo Mondo, i conquistadores furono particolarmente colpiti da una sostanza resinosa a loro sconosciuta che Maya ed Aztechi da secoli impiegavano in svariate applicazioni, come sigillare contenitori di cibo e bevande, incollare al corpo penne e altri oggetti, impermeabilizzare calzature e fare palloni che rimbalzavano in modo singolare. Alle domande incuriosite dei conquistadores sulla natura di quello strano materiale gli indigeni risposero che si trattava delle lacrime di "Caa-o-chu", il lattice bianco dell'albero che piange (Hevea brasiliensis o caucho). Nei secoli successivi il caucciù fu considerato semplicemente una curiosità da mostrare nei salotti e solo nel XVIII secolo si riaccese l'interesse per questa pasta resinosa.
Nel 1736, Charles Marie de la Condamine, scienziato ed esploratore francese, portò all'Accademia delle Scienze di Parigi rotoli di caucciù vergine perché fosse studiato a fondo. Nonostante fossero state condotte analisi particolarmente accurate, non si riuscì a trovare o immaginare alcuna applicazione pratica per questo materiale. Di conseguenza, i rotoli di gomma importati rimasero confinati a applicazioni "ludiche" ancora per molti anni.
Il 15 aprile 1770, Sir Joseph Priestley, lo scienziato e teologo scopritore dell'ossigeno, annotò sul suo quaderno la storica frase "I have seen a substance excellently adapted to the purpose of wiping from paper the mark of black lead pencil" (Ho visto una sostanza eccellentemente adatta allo scopo di eliminare dalla carta il tratto nero della matita). Il materiale allora più usato a questo scopo era la mollica del pane. Negli Stati Uniti, il 15 aprile si celebra il giorno della gomma per cancellare.
Da questo semplice utilizzo è nato il nome inglese per indicare la gomma: rubber, dal verbo rub che significa sfregare.
Il primato di questa scoperta è conteso a Priestley dall'ingegnere inglese Edward Naime che, nello stesso anno, sostenne di aver preso per sbaglio un cubo di caucciù invece della mollica di pane per cancellare i segni della matita e di essersi accorto che il nuovo materiale funzionava benissimo, anzi era addirittura migliore. Meno filosofo e più persona pratica, Naime si rese immediatamente conto delle possibilità commerciali di questa scoperta accidentale e diede avvio ad un lucroso commercio di Indian rubber (Naime credeva erroneamente che il caucciù venisse dall'India - Cristoforo Colombo docet). I cubetti di gomma (chiamati «pelle di negri» in Europa), stentavano a imporsi nell'uso quotidiano perché presentavano due grossi inconvenienti: la gomma si alterava nel tempo emanando un odore sgradevole e era particolarmente sensibile alle condizioni climatiche, cioè diventava troppo morbida in estate e troppo rigida in inverno.
Seguirono molti tentativi di utilizzo del caucciù, dal rivestimento di tubi, agli elastici, all'impermeabilizzazione di indumenti sia civili sia industriali, pur non risolvendone un problema: l'instabilità strutturale: il caldo e il freddo, l'umidità, l'abrasione, ne modificavano profondamente le caratteristiche come l'elasticità, il carico di rottura e la resistenza.
Il primo passo verso la lavorazione del caucciù fu l'introduzione della masticazione e della mescolatura. L'inglese Hancokck scoprì che l'instabilità della gomma poteva essere migliorata utilizzando un laminatoio rendendola maggiormente lavorabile, senza però risolvere ancora il problema legato alla temperatura.
Soltanto molti anni dopo, nel 1839, Charles Goodyear mise a punto il processo di vulcanizzazione (da Vulcano, dio del fuoco) che migliorò la qualità e la resistenza della gomma naturale permettendone l'impiego su larga scala, e non solo per produrre gomme per cancellare. La vulcanizzazione fu scoperta per caso, lasciando per errore una miscela di zolfo e gomma in un forno. La vulcanizzazione consiste nell'aggiungere, durante la mescolatura e la masticazione del lattice, sostanze chimiche come zolfo e piombo. Riscaldando il composto si ottiene un prodotto privo di adesione e molto più stabile alle temperature.
Il processo di mescolatura, masticazione e vulcanizzazione accelerò il passo verso l'utilizzo in larga scala della gomma, in particolare con l'avvento dei pneumatici per automobili, un brevetto depositato dall'irlandese Dunlop. In seguito al diffondersi delle automobili sorse la necessità di creare maggiore disponibilità di lattice, che al tempo era disponibile solamente in Brasile, ottimizzandone la produzione, il trasporto e lo stoccaggio. Furono pertanto effettuati notevoli tentativi di piantare i semi dell'albero del caucciù nell'ambito europeo, ma le caratteristiche climatiche e del terreno ne impedivano fortemente la crescita. Il luogo ideale per tale pianta fu individuato nel sud-est asiatico, dove ora sorgono le maggiori piantagioni mondiali di caucciù. I più grandi Paesi produttori di lattice attualmente, infatti, sono la Thailandia, la Malesia, l'India e l'Indonesia. In seguito il continuo diffondersi in tutti i campi della gomma fece scaturire una ricerca continua per il reperimento di nuovi composti e per l'abbassamento dei costi fino a creare mescole in gomma sintetica, di alta qualità e polifunzionali.

La chimica della gomma:

Nel 1880 si scoprì che la gomma naturale era costituita da cis-poliisoprene, un polimero prodotto per sintesi enzimatica nella linfa dell'albero della gomma a partire dal 3-metil-3-butenil pirofosfato.
Circa il 30% del lattice ottenuto incidendo la corteccia di questa pianta è costituito da cis-poliisoprene che è estratto dal liquido per coagulazione con acido formico; in seguito il solido ottenuto è pressato in fogli.
I problemi legati all'approvvigionamento della materia prima e l'avvento della produzione su larga scala di automobili, e quindi di pneumatici, hanno spinto chimici ed industrie a cercare un metodo di sintesi del cis-poliisoprene. Il primo a riuscirci è stato Fritz Hofmann (1866-1956), che lavorava nei laboratori di Elberfeld della Bayer. Nel 1909, Hofmann depositò il primo brevetto sulla polimerizzazione radicalica a caldo dell'isoprene. Questo lavoro è stato la base su cui si è sviluppata sintesi industriale della gomma, ma la produzione su larga scala iniziò solo molti anni dopo, perché la polimerizzazione radicalica portava ad un polimero appiccicoso ed inutilizzabile a causa della presenza di doppi legami cis e trans. Solo con l'avvento della catalisi Ziegler-Natta è stato possibile produrre poliisoprene al 100% cis.
A partire dagli anni '60 la gomma naturale è stata in buona parte sostituita da gomme sintetiche (isoprene-butilene, stirene-butadiene, etilene-propilene, isobutilene), soppiantate dal polivinilcloruro (PVC) dai primi anni '90.
La spinta a questo cambiamento, oltre al fatto che la gomma naturale si degrada facilmente, è stata la necessità di prevenire nei bambini le sempre più frequenti allergie da contatto con il lattice.

Come funziona una gomma:

Quando una gomma è sfregata (o semplicemente premuta) sulla carta subisce una deformazione in prossimità delle irregolarità della superficie e asporta, per adesione, frammenti di grafite. Spesso la semplice rimozione della grafite non è sufficiente per cancellare tutti i segni di matita, quindi la gomma deve esercitare anche un'azione abrasiva (ma non troppo) per asportare piccoli frammenti di carta e con essi i tratti rimanenti, per questo motivo un passaggio di solito non basta, per questo motivo gli artisti devo fare attenzione nell'usare la gomma per non rovinare il supporto in carta.

Come nasce una gomma:

Il materiale di base (gomma naturale o sintetica) è tritato e impastato a temperatura ambiente. Poi la temperatura è incrementata gradualmente e il mescolamento procede a caldo fino al raggiungimento della consistenza desiderata. Nel corso di questa operazione sono introdotti diversi additivi: piccole quantità di olio minerale o vegetale per favore la miscelazione, zolfo e altri agenti vulcanizzanti (se necessario), plastificanti per le gomme sintetiche, antiossidanti amminici o fenolici, pigmenti, e, nel caso del caucciù, materiali abrasivi (carbonato di calcio, carbonato di magnesio, silice, pomice, allumina, ossido di titanio). La gomma è colata successivamente in uno stampo a impronte oppure posta nell'estrusore per assumere la forma desiderata, sottoposta a temperature e pressioni elevate e, infine, tagliata nella forma finale o rimossa dalle impronte dello stampo.

La gomma nell'arte:

Una delle opere scultoree moderne di Claes Oldenburg Oltre al grande uso che ne fanno disegnatori e artisti, la gomma per cancellare si è guadagnata un posto di rilievo nella storia dell'arte grazie al lavoro di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen.
A metà degli anni '60 Claes Oldenburg iniziò a produrre opere ispirate a oggetti della vita quotidiana, una sfida all'idea che la scultura fosse riservata solo a temi "elevati".
In particolare, l'artista ha riservato un posto di riguardo ai ricordi della prima infanzia, come la gioia che gli procurava giocare con la gomma per la macchina per scrivere nello studio paterno.
Tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, la gomma per cancellare è diventata protagonista di disegni, stampe, sculture epersino di un monumento, mai realizzato, per la città di New York.
Possiamo ammirare una gomma gigante, alta più di 4m, nel parco della National Gallery of Art's Sculpture Garden in Washington D.C..
La gomma è colta nel momento in cui tocca terra dopo una caduta libera, con le setole della spazzola ancora rivolte verso l'alto in un movimento dinamico e pieno di grazia.


Tipologie e caratteristiche riferite alla gomma

Un materiale perfetto che consenta il mantenimento di adeguate proprietà fisiche e chimiche non è ancora stato trovato, ma la ricerca in questo campo non sta certo dormendo. In commercio si trovano diversi tipi di gomma, ognuno con proprie caratteristiche, alle quali corrispondono diversi utilizzi e precauzioni, specie se utilizzate da bambini.
Nonostante i progressi della chimica, diversi tipi di materiale continuano a coesistere, perché non si è ancora trovato un materiale adatto per tutte le esigenze. Di solito, si può indovinare il costituente principale dal colore della gomma stessa: per esempio le classiche gomme rosse e blu sono in resina naturale, quelle trasparenti in para e quelle bianche o colorate in vinile o altri polimeri di sintesi.
La gomma naturale:
Il prodotto naturale consente la produzione di gomme molto flessibili abbastanza resistenti a sollecitazioni di torsione e trazione. La sensazione tattile non è piacevole e le capacità abrasive sono piuttosto limitate. Inoltre, il processo di semivulcanizzazione è difficile da controllare: se insufficiente, la gomma risulta appiccicosa, se troppo spinto, la gomma diventa eccessivamente rigida e perde la capacità di asportare grafite. Il processo di vulcanizzazione continua anche nel prodotto finito, per esposizione alla luce o per riscaldamento (UV), con conseguente irrigidimento del materiale. Questo processo aumenta la fragilità della gomma e la sua durezza superficiale facendole perdere completamente le capacità abrasive. Lo stesso effetto è prodotto anche dallo zolfo in eccesso che tende a migrare sulla superficie provocandone anche l'ingiallimento. Per questa ragione i produttori mettono sul mercato gomme con colori (coloranti) molto accesi. Infine, i costi di produzione sono maggiori, perché occorre smaltire quantità ingenti di scorie semivulcanizzate che non sono per niente riciclabili.
La gomma sintetica:
Le gomme di materiale sintetico sono più gradevoli al tatto, stabili nel tempo e sono dotate di ottime capacità abrasive. Tuttavia la miscelazione a caldo e l'aggiunta del plastificante per arrivare allo stato semi-geliforme sono operazioni particolarmente delicate che richiedono una tecnologia avanzata per produrre un materiale uniforme. Infatti, se la gelificazione è insufficiente, la gomma diventa troppo fragile e non cancella bene; se, al contrario, è eccessiva, la gomma non si consuma con l'uso ed i frammenti rimasti attaccati alla superficie ne riducono rapidamente l'efficienza. Il PVC, benché più stabile della gomma naturale, subisce anch'esso processi d'invecchiamento che portano alla liberazione di acido cloridrico, particolarmente dannoso per la carta e per le tele per artisti. I plastificanti, inoltre, tendono a migrare sulla superficie provocando alterazioni nei contenitori e costituendo un potenziale pericolo per i bambini che li possono ingerire mettendo la gomme in bocca.
La gomma sintetica aromatizzata:
Qualche mente geniale ha avuto la brillante idea di produrre gomme aromatizzate per bambini sotto forma di frutta (fragola, mela, limone, banana, ciliegia), di biscotti, di lecca-lecca, caramella... Dopo uno strepitoso successo iniziale, però, questo tipo di gomme è stato posto sotto osservazione e sconsigliato ai bambini più piccoli a causa del moltiplicarsi di casi di asfissia e di gastroenterite nelle scuole materne. Attenzione quindi alle gomme che scegliete per i vostri bambini.
Gomma pane:
Si tratta di una gomma particolarmente morbida e modellabile che riesce a assorbire il grasso delle dita assieme alla grafite, evitando così, se usata con cautela, sbavature nei disegni. Particolarmente indicata per l'utilizzo assieme a gessetti, carboncino o pastelli colorati. E' molto utile anche per ottenere suggestive sfumature di colori o per piccoli ritocchi, dato che può essere modellata come si desidera.
La gomma pane è costituita da gomma naturale o poli-isobutene, olio vegetale vulcanizzato (un economico surrogato del lattice), antiossidanti, pomice, carbonato di calcio, nerofumo e biossido di titanio.
Nonostante sia erroneamente considerata una delle gomme più delicate, l'analisi al microscopio dimostra che lascia troppi residui sulla carta, piuttosto difficili da rimuovere e invisibili a occhio nudo. Le tracce di gomma che restano sul foglio riducono la bagnabilità della carta e ne provocano l'ingiallimento nel tempo. L'utilizzo della gomma pane in opere artistiche deve essere attentamente vagliato, infatti il foglio potrebbe essere sporcato in modo irreversibile, soprattutto se ruvido. La pressione esercitata dalla mano dell'artista determina l'efficacia di una cancellazione priva di residui di gomma su carta.


Nota sull'utilizzo grammaticale di

"gomma da cancellare" e "gomma per cancellare"

E' lecito l'uso di «da» per indicare l'uso, l'idoneità, la destinazione, lo scopo?
I grammatici dicono:
sì se segue un nome, no se segue un verbo indicante azione compiuta dal nome che precede. Dunque si dice bene: auto da corsa, scarponi da montagna, mutandine da bagno.
Gli stessi grammatici tuonano poi, chissà perchè, contro biglietto da visita.
Non è corretta, invece, la forma: macchina da cucire, macchina da scrivere, gomma da cancellare.
D'accordo, sono meglio: macchina per cucire, macchina per scrivere e gomma per cancellare; non si può tuttavia condannare l'utilizzo di «da» con il curioso pretesto che si potrebbe pensare che la macchina debba essere cucita o scritta [Bibliografia:"4000 errori d'italiano: quali fai anche tu?" Mauro Magni - De Vecchi Editore.], a meno che il contesto non lo renda possibile.
Nel contesto dell'uso di un pc, per esempio nell'utilizzo di un software per il ritocco delle immagini, l'immagine di una gomma può essere cancellata, pertanto potremmo dire:
«in questa immagine c'è una gomma da cancellare» con l'intento di compiere l'azione di cancellare l'immagine della gomma;
• invece, se dicessimo: «in questa immagine c'è una gomma per cancellare» avremmo solo l'intento di indicare la presenza della gomma per cancellare.
In questo contesto l'utilizzo di «da» o «per» cambia completamente il significato della frase.
E' impreciso, pertanto, quanto si legge a proposito di «da» e «per» nel sito del corriere della sera.

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